A Torino la presentazione degli EcoAttori del Mab Unesco

Potranno essere singoli cittadini, imprese, operatori del territorio, professionisti, giovani, adulti, studenti o lavoratori, associazioni e istituzioni.
Tutti uniti nel firmare la Carta di impegno della Riserva della Biosfera Transfrontaliera del Monviso. Potranno farlo tutti, apporre la loro firma sulla Carta, a partire dal 18 dicembre quando la possibilità di candidatura verrà presentata in Consiglio regionale a Torino.
Alle 15 di mercoledì 18 dicembre  si terrà infatti una conferenza stampa di lancio della Carta d’impegno della Riserva. “Uno strumento di valorizzazione di questo territorio e dei suoi attori, green e smart. Intelligenti e ecologicamente sostenibili. Non da soli ma uniti. Il sottoscrittore di questa Carta, persona fisica o giuridica, s’impegna a favore dello sviluppo sostenibile e della sua attuazione nella Riserva della Biosfera transfrontaliera del Monviso.

Una missione preziosa”, spiega Gianfranco Marengo, Presidente del Parco. Sarà lui a presentare la Carta e le modalità di adesione insieme con i tecnici del Parco che seguono il percorso e accompagneranno l’iniziativa e con i Presidenti del MaB France e della Riserva della biosfera.
Un’azione importante che muove i suoi passi nell’ambito del progetto Terres Monviso, Piter – progetto integrato territoriale transfrontaliero – che nasce grazie a Interreg Alcotra 2014-2020, il piano di lavoro congiunto tra Regioni alpine francesi e italiane.
Il Parco, con tutti gli Enti locali territoriali e le imprese dell’area saluzzese, è attore protagonista del Piter, promotore delle azioni insieme con il Comune di Saluzzo e anche con Uncem, ‘soggetto attuatore’ per la comunicazione e la relazione con le Unioni montane. È proprio con le Unioni che verrà promossa la Carta.
Il firmatario della Carta si sente parte della Riserva della Biosfera transfrontaliera del Monviso e dimostra la sua volontà di divenirne un ambasciatore. “Il sottoscrittore riconosce l’importanza di indirizzare le attività umane verso un maggior rispetto dell’ambiente e il raggiungimento dell’equità sociale, nel rispetto delle comunità locali e dei loro saperi”, precisa Marengo.

Una rete di persone e soggetti privati, oltreché pubblici, istituzionali, che dovrà crescere. Parte da mercoledì e dovrà contagiare tutti: aderendo alla Carta, il sottoscrittore contribuisce con le sue attività alla conservazione della biodiversità, all’acquisizione di competenze e alla sperimentazione dello sviluppo sostenibile sul suo territorio, all’educazione, alla sensibilizzazione del pubblico e alla disseminazione di saperi ed esperienze.
“Non una mera azione di firma – sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – ma impegni veri che ciascuno assume, nella cornice della lotta ai cambiamenti climatici, della resilienza, del protagonismo comunitario. dell’ecologia integrata che ci insegna Papa Francesco nella Laudato Si.
Mercoledì lo diremo con forza, con il Parco, i partner francesi, il sistema di Enti locali. Anche a questo serve la cooperazione transfrontaliera. A costruire un’Europa più coesa capace di vincere le sfide di domani, cerniera dell’Unione che ci aiuta a uscire dalle mere logiche della globalizzazione, per ‘glocalizzarci’, immersi nel territorio, proiettati nel quadro europeo da protagonisti. Questa è la carta del MaB e questi sono gli Eco-Attori”.



Il Programma di sviluppo rurale del Piemonte: tra i primi in Italia

Rispetto alla media nazionale che si attesta al 39% di spesa, il Piano di sviluppo rurale del Piemonte ha raggiunto al 30 novembre una performance di spesa pari al 45% del dotazione finanziaria complessiva.

Negli ultimi due mesi (ottobre e novembre) attraverso Arpea (Agenzia regionale piemontese per le erogazioni in agricoltura) sono stati erogati contributi relativi al Programma Regionale di Sviluppo Rurale per un importo complessivo di oltre 67 milioni di euro a favore di oltre 18 mila beneficiari, che hanno compreso i pagamenti dell’anticipo sulle domande delle misure a superficie e animali.

In particolare, in merito all’erogazione dell’anticipo comunitario del PSR secondo le regole previste, sono state liquidate oltre 13 mila domande per un importo complessivo di oltre 40 milioni di euro, così suddivisi:

  • oltre 28 milioni di euro per finanziare i premi agro-climatico-ambientali a superficie e capo animale (misura 10)
  • più di 4 milioni di euro sono stati pagati per l’agricoltura biologica (misura 11)

a poco più di 8 milioni di euro ammontano le indennità compensative per le aree svantaggiate di montagna e collina (misura 13)

I pagamenti proseguiranno anche nel mese di dicembre, tenuto conto che l’Assessorato regionale all’agricoltura si è prefissato importanti obiettivi che prevedono l’effettuazione dei saldi delle misure agroambientali entro il 30 giugno del 2020.

La collaborazione e il continuo e costante confronto tra laDirezione Agricoltura, Arpea i CAA e il CSI Piemonte hanno permesso di gestire le difficoltà e di adottare tutti quegli interventi correttivi e migliorativi per superare le criticità ed assicurare il rispetto delle tempistiche di pagamento previste.

Tutti i soggetti coinvolti intensificano i propri sforzi per garantire l’erogazione di una prima cospicua tranche di pagamenti dei saldi già entro Natale anche in considerazione del fatto che l’assegnazione di contributi giunge in un periodo complicato a causa delle condizioni climatiche sfavorevoli e dall’eccezionalità degli eventi atmosferici che hanno messo a dura prova gli imprenditori agricoli del Piemonte.

 

La distribuzione, sul territorio della Regione delle risorse della Domanda unica, è riportata nella tabella seguente.

PROVINCIA NUMERO BENEFICIARI ANTICIPO DU 2019 EROGATO
CUNEO 12.163 € 49.465.220,75
TORINO 7.297 € 36.293.177,42
VERCELLI 1.571 € 31.912.501,97
ALESSANDRIA 4.600 € 25.231.506,09
NOVARA 1.180 € 17.130.413,23
ASTI 3.417 € 9.069.782,88
BIELLA 753 € 4.132.023,89
VERBANO CUSIO OSSOLA 257 € 1.032.896,61
Sede Legale fuori Regione 131 € 1.954.129,57
     
Totale: 31.369 176.221.652,41

 




Parte il progetto “Adotta un medico”, finanziate 50 borse di studio

La carenza di medici è il principale problema che la sanità, non solo piemontese, si trova ad affrontare, risultato di anni di mancata programmazione nazionale.

La Regione, consapevole dell’urgenza del problema, ha deciso di finanziare con risorse proprie 15 borse di studio aggiuntive per i medici specializzandi e di coinvolgere le Fondazioni del territorio, con il progetto “Adotta un medico”, con l’auspicio che finanzieranno ulteriori 35 borse di studio.

Come annunciato fin dai primi giorni dal nostro insediamento, si tratta di un atto fondamentale per garantire la continuità del servizio sanitario nazionale, che oggi si trova ad affrontare carenze di organico drammatiche che mettono a rischio l’attività di interi reparti e strutture” – hanno detto il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi.

Erano presenti il rettore dell’Università del Piemonte Orientale, professor Avanzi e il professor Albera per l’Università di Torino.

Sono felice che anche il mondo dell’Università definisca questa iniziativa “straordinaria”. La Regione Piemonte inizia il programma per risolvere il problema della carenza dei medici e lo fa in un modo molto semplice: con le risorse dei piemontesi e con l’aiuto delle fondazioni e dei privati pagheremo le specializzazioni dei medici che vengono a studiare in Piemonte, vincolandoli a svolgere poi per cinque anni il servizio della loro attività medica sul nostro territorio. In questo modo riusciremo ad avere nell’arco di qualche anno una iniezione di medici giovani, freschi e preparati, che vinceranno il concorso nazionale e quindi saranno anche bravi, e che presteranno il loro servizio negli ospedali del Piemonte. Ringrazio tutte le Fondazioni che hanno già cominciato a sostenere questo progetto” – ha detto il Presidente Cirio.

I vincoli del bilancio approvato dalla Giunta precedente ci consentono di aggiungere solo 5 borse di studio rispetto alle dieci già finanziate. Contiamo con il prossimo bilancio di integrare ulteriormente il numero, viste le necessità di incremento. Il precedente governo ha finanziato 511 contratti, 129 in più rispetto ai 382 dell’anno accademico 2017-2018. Ad oggi i contratti totali assegnati (statali + aggiuntivi regionali) per l’anno accademico 2018-2019 sono 531, mentre il fabbisogno per l’anno accademico 2019-2020 è di 672, con un differenziale di 141 contratti. Dunque, ci sono gli spazi per incrementare” – ha detto l’assessore Icardi.

La Giunta ha approvato gli schemi di convenzione con le Università di Torino e del Piemonte Orientale, con i quali la Regione finanzia- con 1.920.000 euro- 15 contratti di formazione medico specialistica aggiuntivi a decorrere dall’anno accademico 2018/19 e per tutti i cinque anni del ciclo formativo.

I 15 contratti finanziati direttamente dalla Regione riguardano Anestesia, Rianimazione e Terapia intensiva e del dolore (2 Torino e 1 Piemonte orientale), Medicina d’emergenza-urgenza (2 Torino e 2 Piemonte orientale), 4 Ortopedia e Traumatologia (tutti ai Torino) e 4 Pediatria (2 Torino e 2 Piemonte orientale).

I requisiti previsti per accedere ai contratti aggiuntivi per i medici specializzandi sono:

  • iscrizione ad uno degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri del Piemonte alla data di sottoscrizione del contratto di formazione medico specialistica;
  • residenza in Piemonte per almeno cinque anni negli ultimi 12 anni antecedenti la data di scadenza del bando di concorso per l’accesso alle Scuole di specializzazione;
  • sottoscrizione dell’impegno dello specializzando, prima dell’immatricolazione alla Scuola, a prestare 5 anni di lavoro effettivo, a decorrere dalla data di conseguimento del diploma di specialità o dalla data di prima assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato presso un’azienda sanitaria del Piemonte.

Nel caso in cui il medico specializzando che ha fruito del contratto aggiuntivo finanziato non rispetti l’impegno di lavorare nelle strutture del servizio sanitario piemontese, la Regione chiederà al medico stesso di “restituire” le somme percepite.

Il primo soggetto privato che ha risposto alla chiamata della Regione è stata la Fondazione Nuovo Ospedale Alba Bra che nel corso di un evento benefico lo scorso mese di novembre ha raccolto la somma di 154.000 euro.

Altre Fondazioni (Cassa di Risparmio di Torino, Cassa di Risparmio di Cuneo, Cassa di Risparmio di Vercelli, Compagnia di San Paolo) hanno già manifestato il loro interesse alla proposta della Regione.




Minori: rischio aumento povertà ed esclusione

In Piemonte il 13% dei minori versa in situazione di povertà relativa mentre salgono al 27,9 quelli a rischio di povertà ed esclusione sociale. Il dato, che si riferisce all’ultima rilevazione del 2017, è stato fornito in occasione del convegno “Dialoghi sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a trent’anni dalla Convenzione Onu”, che si svolge oggi alla Cavallerizza Reale di Torino.

“Ogni volta che si parla di diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dovremmo chiederci se la società riesca a offrire il meglio di sé ai propri bambini. È un interrogativo che interpella sia la nostra coscienza di uomini – di padri e di madri – sia il nostro impegno di cittadini. Di cittadini italiani, che si preoccupano del futuro delle nuove generazioni e di cittadini del mondo, che pensano alle condizioni dell’infanzia nei Paesi in cui vengono calpestati e violati i diritti più elementari dei piccoli”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia portando il saluto dell’Assemblea

L’evento – occasione per fare il punto sull’attuazione della Convenzione di New York con particolare riguardo alla situazione del Piemonte – è realizzato dal Consiglio regionale del Piemonte con l’Ufficio della garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino.

La garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza Ylenia Serra, a pochi giorni dalla nomina, ha sottolineato come “la Regione Piemonte per prima si sia dotata di un Assessorato specifico per le Politiche sociali dei bambini e della casa per rendere ancor più effettiva la tutela dell’infanzia” e che tra i temi che le stanno più a cuore c’è quello dei minori disabili. “Tanto bisognerà fare – ha aggiunto – per rendere davvero effettiva l’inclusione e dare sostegno alle famiglie anche attraverso un’attenzione particolare al territorio che consenta di diffondere in maniera capillare la cultura educativa”.

La relazione introduttiva è stata svolta dalla garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza emerita Rita Turino, che ha presentato una sorta d’istantanea sulle condizioni dei bambini e dei ragazzi in Piemonte dall’inizio del suo mandato, avvenuto nel 2016. Tra i principali dati emersi, spicca il continuo calo della natalità, che non sembra invertire la rotta: “Dei circa 4,4 milioni di abitanti del Piemonte all’inizio del 2019 – ha dichiarato – solo il 15% sono minori, mentre l’età media della popolazione è di 47 anni. La popolazione straniera incide sul totale per il 9,8%, il cui 21,3% è costituita di minori provenienti da 124 paesi extraeuropei e 44 europei, in prevalenza rumeni, marocchini e albanesi”.

Le famiglie, a fine 2017, erano 2 milioni, con una media di due componenti per gruppo familiare. Di queste, solo il 29,3% ha figli di minore età e l’11,6% è costituita da un solo genitore (madri nel 77,3% dei casi; padri nel 22,7). I minori stranieri non accompagnati che hanno soggiornato in Piemonte sono stati 971 nel corso del 2018, in calo di 36 unità rispetto all’anno precedente. Dei 664.300 bambini e ragazzi residenti sul territorio regionale, l’8,5% sono stati seguiti nel corso del 2017 dai servizi sociali e l’1,2% è portatore di una qualche forma di disabilità. Sono stati 1.131 i minori inseriti in strutture residenziali: 38,6% di questi di cittadinanza straniera e di questi 343 minori stranieri non accompagnati. A questo numero si aggiungono 112 giovani adulti tra i 18 e i 21 anni e 426 bambini accolti in struttura con un genitore maggiorenne. Si tratta complessivamente di 1.669 minori, pari allo 025% della popolazione. Altri 1.397 sono stati accolti in affidamento familiare: 314 stranieri (22,5%) e 99 minori stranieri non accompagnati.

Nel 2017 sono stati circa 50.000 minori seguiti da equipe di neuropsichiatria infantile, per un totale complessivo di circa 400.000 prestazioni, cui vanno aggiunti 2.500 minori seguiti dai servizi di psicologia. Complessivamente si tratta dell’8,2% della popolazione.

15.000 hanno certificazione di disabilità che richiede sostegno specifico in ambito scolastico. La percentuale di allievi con disabilità è pari al 13,7% e rimane invariata negli ultimi anni. Si concentra però nell’alveo della Città metropolitana.

I lavori del convegno continuano nel pomeriggio con un focus su contenuto e limiti del diritto d’ascolto del minore nel processo civile penale.




Natale in Piemonte: tradizioni e curiosità per un mese di magici eventi

Appena concluso il festeggiamento per la fine di un anno che ha visto il Piemonte tra le destinazioni mondiali numero uno per la classifica “Best in Travel” di Lonely Planet, la regione si è immersa nelle atmosfere natalizie con un cartellone di eventi dedicati al Natale nel più autentico spirito “made in Piemonte” presentato oggi nella Sala Stampa della Regione Piemonte.

Per più di un mese, da dicembre all’Epifania, il Piemonte è animato da un variegato programma di iniziative che attingono alle tradizioni legate al Natale, una delle matrici storico-culturali comuni alle diverse aree regionali, da valorizzare come parte integrante dell’identità del territorio.

Il contributo essenziale alla realizzazione del calendario natalizio piemontese è costituito dalle iniziative dei Comuni, insieme con i diversi soggetti pubblici e privati che hanno aderito all’invito di Vittoria Poggio, Assessore alla Cultura, al Turismo e al Commercio della Regione Piemonte. Rivolto a tutte le realtà locali con la richiesta di segnalare “cosa fare” durante il periodo natalizio nei rispettivi territori, l’invito ha permesso di raccogliere un’ampia varietà di proposte.

Il nostro territorio è ricco di grandi tradizioni, fra le quali indubbiamente ricoprono un ruolo di rilievo quelle legate al periodo natalizio. Tra suggestivi mercatini, allestimenti di pregio e design, appuntamenti musicali e teatrali dedicati al tema del Natale, antiche rappresentazioni (come la tradizione del Gelindo che un po’ ovunque, nel nostro territorio, ci richiama a una forte autenticità), il Natale in Piemonte si presenta come un momento intenso, ricco di una offerta variegata e di altissima qualità, che non fa altro che porre ancora più in risalto il vasto patrimonio culturale, artistico, storico e paesaggistico di cui disponiamo” – dichiara Vittoria Poggio, Assessore alla Cultura, al Turismo e al Commercio della Regione Piemonte – . Ecco perché ho ritenuto non solo opportuno, ma doveroso, svolgere un ruolo che credo competa pienamente alla Regione: quello di raccordo, soprattutto in chiave comunicativa, di ciò che di bello e prezioso accade in Piemonte, così da essere cassa di risonanza per territori e comunità. Abbiamo iniziato da questo Natale, ma proseguiremo con analogo modus operandi anche per tutti gli altri periodi rilevanti dell’anno: penso, ad esempio, alla stagione del Carnevale, alle rievocazioni storiche, alle tradizioni per Pasqua e a tutto quanto potrà essere raccontato in modo unitario e sinergico, affinché i territori si arricchiscano l’un l’altro, beneficiando di una comunicazione integrata che non può far altro che accrescere le potenzialità attrattive della nostra regione”.

L’attività di raccolta e organizzazione degli eventi è stata curata da VisitPiemonte – Regional Marketing and Promotion, (la società in-house di Regione Piemonte e Unioncamere Piemonte per la valorizzazione agroalimentare e turistica del territorio), che si è, inoltre, occupata della realizzazione di un’apposita sezione sul sito di promozione turistica: www.visitpiemonte.com, corredata di tutte le informazioni utili e del programma completo.

Un patrimonio di grande attrattiva che piemontesi e visitatori sono invitati a scoprire per vivere le feste in convivialità e allegria: mercatini tradizionali, suggestive installazioni luminose, concerti e spettacoli teatrali, scintillanti alberi di Natale ed evoluzioni su piste di pattinaggio addobbate a festa. Inoltre, tante occasioni di incontro nella cornice aulica di alcune delle magnifiche Residenze Reali Sabaude, patrimonio mondiale UNESCO, già di per sé affascinanti evocatrici di atmosfere magiche.

Un capitolo a parte merita la tradizione del presepe, che ogni anno si arricchisce di inediti allestimenti artistici nelle varie località piemontesi. Dalle rappresentazioni meccaniche ai presepi storici, dalle Natività in formato gigante ai presepi sull’acqua, fino ai mirabili gruppi scultorei che animano le cappelle di alcuni dei 7 Sacri Monti del Piemonte, patrimonio UNESCO. Quello alla scoperta dei presepi del Piemonte è un vero e proprio “tour” da intraprendere per ammirare almeno alcuni degli esemplari più originali e preziosi.

Tra i tanti appuntamenti non mancano, poi, le esperienze gourmet per gustare prelibatezze dolci e salate della più tipica tradizione natalizia piemontese, golose testimonianze del variegato patrimonio artigianale e culturale del territorio in chiave gastronomica. A fare la parte del leone sono le “dolcezze”, a cominciare dal morbido Panettone Basso Glassato Piemontese (PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali, del Piemonte), preparato anche nell’insolita – quanto tradizionale – versione alla grappa di Moscato, da accompagnare ad una fumante tazza di cioccolata o di zabaione. Ancora, un tocchetto di torrone, a base di nocciola Tonda Gentile delleLanghe IGP, unica variante inserita dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali tra i (PAT). Infine, il tronchetto di Natale, un trionfo di cioccolato, panna e crema di marroni, versione zuccherina del ceppo che un tempo le famiglie contadine bruciavano nel camino la Notte di Natale, in segno di buon auspicio, aspettando la Messa di Mezzanotte.




Programmi dell’accesso radiotelevisivo, il nuovo bando

C’è tempo fino al 10 gennaio per presentare domanda di partecipazione ai programmi per l’accesso radiotelevisivo regionale. È stato infatti pubblicato sul supplemento del Bollettino ufficiale della Regione n.49 il nuovo avviso che, anche per il primo trimestre del 2020, dà la possibilità alle realtà del terzo settore interessate di produrre gratuitamente trasmissioni autogestite di cinque minuti, poi trasmesse sulle frequenze regionali.

Un’opportunità di comunicazione per soggetti come per esempio le associazioni, le autonomie locali, i gruppi di rilevante interesse sociale, i gruppi etnici e religiosi, i sindacati, i movimenti politici, resa possibile grazie al protocollo d’intesa fra Corecom e Centro di produzione tv Rai.

I programmi devono essere prodotti in lingua italiana e possono essere realizzati in modo autonomo o con il supporto tecnico gratuito della sede regionale della Rai.

Gli spazi televisivi e radiofonici complessivamente messi a disposizione sono di trenta minuti su Raitre il sabato dalle 7.30 alle 8 e di venti minuti su RadioUno in modulazione di frequenza il sabato dalle 23.30 alle 23.50.

Il procedimento di accesso alle trasmissioni radiofoniche e televisive su Rai 3 Piemonte è gestito dal Corecom, che istruisce le istanze, ne valuta l’ammissibilità e svolge, inoltre, l’attività di vigilanza sul rispetto degli impegni assunti dai soggetti ammessi e sull’esecuzione dei piani di messa in onda.

La domanda di ammissione ai programmi può essere inviata a mezzo posta certificata all’indirizzo corecom@cert.cr.piemonte.it, via fax (011 5757.845), per raccomandata con avviso di ricevimento, per cui fa fede la data del timbro postale di partenza, oppure presentata a mano al Corecom Piemonte, in piazza Solferino 22 a Torino (dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30).

Il diritto ai programmi per l’accesso è regolato in base alle leggi 103/75 “Nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva”, 223/90 e “Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato” e alla legge regionale 1/2001, “Istituzione, organizzazione e funzionamento del Comitato Regionale per le Comunicazioni”.




Aiuti di Stato: la Commissione approva un sostegno pubblico di 3,2 miliardi di €

La Commissione europea ha approvato, ai sensi delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato, un importante progetto di comune interesse europeo (“IPCEI”), notificato congiuntamente da Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Svezia per sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore prioritario comune europeo delle batterie.

I sette Stati membri erogheranno nei prossimi anni finanziamenti fino a circa 3,2 miliardi di € a favore di tale progetto che ci si aspetta possa mobilitare 5 miliardi di € supplementari di investimenti privati. Il completamento del progetto nel suo insieme è previsto per il 2031 (con un calendario diverso per i singoli sottoprogetti).

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva designata per “Un’Europa pronta per l’era digitale” e Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “La produzione di batterie in Europa riveste un interesse strategico per l’economia e la società dato il suo potenziale in termini di mobilità pulita e di energia, creazione di posti di lavoro, sostenibilità e competitività. I nostri importanti progetti di comune interesse favoriscono la cooperazione tra autorità pubbliche e industrie di diversi Stati membri per la realizzazione congiunta di ambiziosi progetti di innovazione con ricadute positive per i settori industriali e le regioni. L’aiuto approvato garantirà che questo importante progetto possa essere realizzato senza falsare indebitamente la concorrenza.”

Maroš Šefčovič, Vicepresidente per le Relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche, ha dichiarato: “I nostri sforzi per dare impulso all’innovazione nell’ambito dell’European Battery Alliance si stanno traducendo nella creazione di forti partenariati industriali. Grazie agli intensi sforzi prodigati da sette Stati membri, dall’industria e dalla Commissione, si sta creando il primo grande ecosistema paneuropeo delle batterie, con progetti all’avanguardia in tutti i segmenti di questa strategica catena del valore. Abbiamo trovato la ricetta giusta per la nostra politica industriale del 21° secolo: una forte cooperazione all’interno del settore industriale, un’azione concertata volta ad accelerare l’innovazione dai “laboratori al mercato”, la combinazione di strumenti finanziari provenienti sia dal settore pubblico che da quello privato e un quadro normativo proiettato verso il futuro per sostenere un’economia europea più forte e basata sulla conoscenza”.

Il progetto coinvolgerà 17 partecipanti diretti, per lo più soggetti del settore industriale, comprese le piccole e medie imprese (PMI), alcuni dei quali con attività in più di uno Stato membro. I partecipanti diretti collaboreranno strettamente tra loro e con oltre 70 partner esterni, quali piccole e medie imprese (PMI) e organismi pubblici di ricerca di tutta Europa.

Dopo intense discussioni tecniche, durate tre mesi, tra la Commissione e i soggetti interessati, il progetto è stato formalmente notificato alla Commissione nell’ottobre 2019 ai fini della sua approvazione ai sensi delle norme dell’UE sugli aiuti di Stato. Dopo la notifica, la Commissione ha completato la sua valutazione e ha adottato rapidamente una decisione per garantire un’attuazione del progetto sollecita e senza intoppi.

 

Il progetto

La transizione verso la neutralità climatica, anche attraverso una mobilità pulita e a basse emissioni, offrirà notevoli opportunità per la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo tecnologico. La domanda di batterie dovrebbe crescere molto rapidamente negli anni a venire. Le politiche lungimiranti in materia di ricerca, sviluppo e innovazione avranno un ruolo fondamentale per consentire all’Europa e ai suoi Stati membri di trarre il massimo vantaggio da questa transizione. Alla fine del 2017 la Commissione aveva varato la “European Battery Alliance” con gli Stati membri e i rappresentanti dell’industria interessati e nel maggio 2018 aveva adottato un piano d’azione strategico per le batterie.

Il progetto di oggi, che si iscrive in questa serie di iniziative, sostiene lo sviluppo di tecnologie altamente innovative e sostenibili per le batterie agli ioni di litio (elettrolita liquido e stato solido) che hanno una durata maggiore, tempi di ricarica più brevi oltre ad essere più sicure ed ecologiche di quelle attualmente disponibili. Il progetto comporta attività di ricerca ambiziose e rischiose per realizzare innovazioni che vadano oltre lo Stato dell’arte in tutta la catena del valore delle batterie, dall’estrazione e lavorazione delle materie prime, alla produzione di sostanze chimiche avanzate, alla progettazione di celle e moduli di batterie e alla loro integrazione nei sistemi intelligenti, al riciclaggio e alla ridestinazione delle batterie usate.

Le innovazioni mireranno inoltre specificamente a migliorare la sostenibilità ambientale in tutti i segmenti della catena del valore delle batterie, con l’obiettivo di ridurre l’impronta di CO2 e i rifiuti generati nei differenti processi di produzione e di mettere a punto processi di smantellamento, riciclaggio e raffinamento sostenibili e rispettosi dell’ambiente, in linea con i principi dell’economia circolare.

Più nello specifico, i partecipanti al progetto e i loro partner concentreranno il loro lavoro su quattro settori:

(1)  Materie prime e materiali avanzati: il progetto mira a definire processi innovativi sostenibili per l’estrazione, la concentrazione, la raffinazione e la purificazione dei minerali al fine di generare materie prime di elevata purezza. Per quanto riguarda i materiali avanzati (come catodi, anodi e elettroliti), il progetto si propone di migliorare i materiali esistenti, o di crearne di nuovi, da utilizzare in celle di batterie innovative.

(2)  Celle e moduli: il progetto mira a sviluppare celle e moduli innovativi con l’obiettivo di garantire la sicurezza e le prestazioni necessarie sia per le applicazioni automobilistiche sia per quelle di altro tipo (ad es., accumulatori stazionari di energia, utensili elettrici, ecc.).

(3)  Sistemi di batterie: il progetto ha l’obiettivo di sviluppare sistemi innovativi di batterie, compresi software e algoritmi per la gestione delle batterie e metodi di prova innovativi.

(4)  Ridestinazione, riciclaggio e raffinazione: il progetto ha l’obiettivo di mettere a punto processi sicuri e innovativi per la raccolta, lo smantellamento, la ridestinazione, il riciclaggio e la raffinazione dei materiali riciclati.

 

Valutazione della Commissione

Quadro relativo ai progetti di comune interesse europeo (IPCEI)

La Commissione ha valutato il progetto proposto ai sensi delle norme in materia di aiuti di Stato dell’UE, più in particolare ai sensi della Comunicazione sulla promozione di importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI). Nei casi in cui non possano concretizzarsi iniziative private a sostegno dell’innovazione a causa del considerevole rischio che questo tipo di progetti implica, la comunicazione sulla promozione di importanti progetti di comune interesse europeo permette agli Stati membri di superare tali lacune di mercato e di promuovere la realizzazione di progetti innovativi.

Per poter beneficiare di un sostegno ai sensi della comunicazione sulla promozione di importanti progetti di comune interesse europeo, un progetto deve: i) contribuire agli obiettivi strategici dell’UE; ii) coinvolgere più di uno Stato membro; iii) comportare finanziamenti privati da parte dei beneficiari; iv) avere ricadute positive in tutta l’UE e v) essere altamente ambizioso in termini di ricerca e innovazione, ovvero andare al di là di quello che è generalmente riconosciuto come lo “stato dell’arte” nel settore interessato.

Valutazione dell’IPCEI sulle batterie

La Commissione ha constatato che il progetto di comune interesse europeo sulle batterie è conforme a tutte le condizioni previste dalla sua comunicazione.

In particolare, la Commissione rileva che:

  • la catena del valore delle batterie riveste un’importanza strategica per il futuro dell’Europa, in particolare per quanto riguarda la mobilità pulita e a basse emissioni;
  • il progetto in questione ha un ambito di applicazione ampio che copre l’intera catena del valore delle batterie. Si tratta di un progetto molto ambizioso in quanto mira a sviluppare tecnologie e processi che non sono attualmente disponibili e consentirà di migliorare notevolmente l’efficienza e l’impatto ambientale. Il progetto comporta inoltre significativi rischi tecnologici e finanziari che potrebbero causare fallimenti o ritardi. Il sostegno pubblico è pertanto necessario per incentivare le imprese a realizzare gli investimenti;
  • i risultati del progetto saranno ampiamente condivisi dalle imprese partecipanti che beneficiano del sostegno pubblico con la comunità scientifica e l’industria europee, in un ambito che andrà ben al di là di quello delle imprese partecipanti. Di conseguenza, si avranno ricadute positive in tutta Europa. In ultima analisi, tutte queste attività contribuiranno allo sviluppo di un ecosistema nel settore delle batterie a livello dell’UE;
  • l’attuazione del progetto sarà monitorata tramite una struttura di governance dedicata composta da rappresentanti delle autorità pubbliche dei sette Stati membri partecipanti e dei partecipanti diretti. Anche la Commissione parteciperà alle riunioni della struttura di governance. Ogni anno sarà organizzata una conferenza pubblica aperta a tutti i portatori di interessi allo scopo di presentare i principali risultati delle attività dei partecipanti.

La Commissione ha constatato inoltre che l’aiuto alle singole imprese è necessario, proporzionato e non falsa indebitamente la concorrenza.

Su tale base, la Commissione ha concluso che l’importante progetto di comune interesse europeo nel settore delle batterie, notificato congiuntamente da Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Polonia e Svezia è conforme alle disposizioni dell’UE in materia di aiuti di Stato.

Si tratta del secondo importante progetto di comune interesse europeo nel settore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione approvato dalla Commissione dall’adozione delle norme pertinenti nel 2014, dopo l’IPCEI nel settore della microelettronica approvato nel dicembre 2018.

 

Beneficiari e importi del finanziamento

Il progetto coinvolgerà 17 partecipanti diretti provenienti dai sette Stati membri, alcuni dei quali saranno attivi in più di uno Stato membro. Il progetto nel suo insieme dovrebbe essere completato entro il 2031 (ma per ciascuno dei singoli sottoprogetti è previsto un calendario specifico).

I partecipanti diretti potrebbero ricevere finanziamenti fino a circa a 3,2 miliardi di €. Più nello specifico, il Belgio ha chiesto l’autorizzazione a concedere finanziamenti per circa 80 milioni di €; la Finlandia per circa 30 milioni di €; la Francia per circa 960 milioni di €; la Germania per circa 1,25 miliardi di €; l’Italia per circa 570 milioni di €; la Polonia per circa 240 milioni di € e la Svezia per circa 50 milioni di €. Tuttavia, una quota significativa degli utili aggiuntivi realizzati dai partecipanti sarà condivisa con i contribuenti mediante un meccanismo di recupero. In altri termini, se i progetti si riveleranno efficaci, generando entrate nette supplementari al di là delle proiezioni, le imprese restituiranno ai rispettivi Stati membri una parte del denaro dei contribuenti ricevuto.

La Commissione ha accertato che il totale degli importi massimi previsti degli aiuti è in linea con i costi ammissibili dei progetti previsti e i loro deficit di finanziamento.

I partecipanti diretti, gli Stati membri che li sostengono e i diversi ambiti del progetto sono i seguenti:

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Contesto

Nel giugno 2014 la Commissione aveva adottato una comunicazione sulla promozione di importanti progetti di comune interesse europeo, che stabiliva i criteri in base ai quali gli Stati membri possono sostenere progetti transnazionali di importanza strategica per l’UE ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Tale quadro mira a incoraggiare gli Stati membri a sovvenzionare progetti che apportino un chiaro contributo alla crescita economica, all’occupazione e alla competitività in Europa.

Il quadro relativo agli importanti progetti di comune interesse europeo, che integra altre normative sugli aiuti di Stato, come il regolamento generale di esenzione per categoria e la disciplina sugli aiuti a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, permette di sostenere progetti innovativi, garantendo al contempo la limitazione delle eventuali distorsioni di concorrenza.

Il quadro di valutazione degli aiuti di Stato indica che oltre il 96 % delle nuove misure di ricerca, sviluppo e innovazione, per le quali la spesa è stata comunicata per la prima volta, è stato concesso a norma del regolamento generale di esenzione per categoria e che potrebbe essere erogato più rapidamente. Le norme previste dal quadro relativo agli importanti progetti di comune interesse europeo sostengono gli investimenti a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione nonché gli investimenti per la prima applicazione industriale, a condizione che i progetti che ricevono il finanziamento siano altamente innovativi e non riguardino la produzione di massa o attività commerciali. Esse richiedono inoltre un’ampia diffusione e un impegno a far conoscere le nuove conoscenze in tutta l’UE e una dettagliata valutazione sotto il profilo della concorrenza al fine di ridurre al minimo eventuali distorsioni indebite.

La Commissione ritiene che le batterie rappresentino una catena del valore strategica, in cui l’UE deve accrescere investimenti e innovazione nell’ambito di una strategia di politica industriale rafforzata, volta a costruire una base industriale integrata, sostenibile e competitiva.Alla fine del 2017 la Commissione aveva varato la “European Battery Alliance” con gli Stati membri e i rappresentanti dell’industria interessati e nel maggio 2018 aveva adottato un piano d’azione strategico per le batterie.

 




Voucher libri, lo ottengono ma non lo usano

Su 9.077 nuclei familiari che nel 2016/2017 hanno ottenuto il “voucher” regionale per libri di testo, piano offerta formativa (Pof) e trasporti, 1.154 – ovvero il 12,7% – non ne hanno mai fatto uso: l’importo medio assegnato e non speso è stato di 746 euro. Ci sono inoltre 462 famiglie (pari al 5%), che hanno speso parzialmente il buono, in media 583 euro con un importo residuo inutilizzato di 259 euro.

Per cui su 7.320.606 euro stanziati per l’annualità 2016/17, quasi un milione, precisamente 993.945 euro, non è stato speso (13,5% della cifra).

Discorso simile vale per la borsa “IoStudio” erogata dallo stato per gli studenti delle scuole di II grado: l’11,8% non riscuote il bonifico.

È quanto emerge da uno studio dell’Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte (Ires), presentato lunedì 9 dicembre al Comitato per la qualità della normazione del Consiglio regionale (presieduto da Alberto Avetta, in sostituzione di Paolo Bongioanni).

Lo studio fa parte di una serie di indagini conoscitive che ogni anno l’Assemblea può richiedere all’istituto su materie di interesse regionale.

Per quanto riguarda il voucher regionale, chi ha condizioni economiche relativamente migliori ha più propensione a non spendere la cifra. Se il 12,7% del totale dei richiedenti non lo ha mai utilizzato, questa percentuale sale al 15% tra quanti hanno un Isee compreso tra 7.500 euro e 11.979 euro e al 17% tra chi, in questa fascia Isee, ha un figlio unico.

Su un totale di 6,3 milioni di euro spesi sui voucher, il 51% è stato utilizzato per acquisti nel settore dell’elettronica (PC, tablet, lettori e-book, software), mentre circa 2/5 nei supermercati e nelle cartolibrerie.

Un dato che si spiega con l’importo medio nettamente più alto per spese di questo tipo. Nota dolente i trasporti dove, in media, sono stati spesi 148 euro.

In totale il voucher era spendibile in 140 esercizi, il 46% nella provincia di Torino e circa un quarto nella provincia di Cuneo. Decisamente più limitata la possibilità di usufruirne nelle altre province piemontesi.

Un dato che si sposa con l’esiguo numero di società di trasporti convenzionate: solo 7 delle 140 convenzioni sono attive con aziende di trasporti, 89 con Comuni e le restanti 44 con esercizi commerciali abilitati a rilasciare titoli di viaggio (edicole, tabaccherie, cartolibrerie).

Per questo l’istituto di ricerche ha sottolineato l’importanza di un impegno da parte della Regione nei confronti delle aziende.

All’incontro erano presenti i consiglieri Angelo Dago (Lega), Alessandra Biletta (Forza Italia) e Giorgio Bertola (M5S). Da tutte le forze politiche è stata fatta richiesta di un ulteriore approfondimento in materia nell’anno 2020.




Presepi dal mondo in mostra

La magia dei presepi rivive nella mostra di diorami di carta e di vetro provenienti da tutto il mondo, a cura dell’Associazione  nazionale italiana dell’amicizia con il contributo del Consiglio regionale del Piemonte in occasione delle festività natalizie.

L’esposizione “Presepi nella tradizione artistica e popolare del mondo” sarà inaugurata a Torino, mercoledì 11 dicembre 2019, alle ore 17 presso la Sala Viglione di Palazzo Lascaris.

Sarà poi possibile vedere i presepi sino al 15 gennaio 2020 presso l’Urp del Consiglio regionale (via Arsenale 14) e la Biblioteca della Regione Piemonte “Umberto Eco” (via Confienza14).

Al “vernissage” interverranno, tra gli altri,  il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia, e i curatori della mostra Mara Minasi, storica dell’arte specializzata in archeologia ed iconografia cristiana, e l’architetto Roberto Nivolo.

I presepi esposti sono stati realizzati interamente a mano: veri e propri “quadri tridimensionali” in cui ogni artista proveniente da ogni parte del mondo ha riprodotto i temi legati alla Natività secondo la propria sensibilità e il proprio stile, privilegiando un’ambientazione popolare.

Inoltre, nel porticato d’ingresso di Palazzo Lascaris, sarà possibile ammirare il presepe a dimensioni naturali realizzato dall’artigiano pinerolese Annibale Cappa.

 




Trasporto ferroviario. Il Piemonte vuole risposte da Roma

Un taglio di oltre il 50% delle corse Torino-Venezia è inaccettabile. Così l’assessore ai Trasporti della Regione Piemonte Marco Gabusi da Roma dopo le audizioni di RFI, ieri, e Trenitalia, oggi, in Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, che hanno confermato il passaggio dalle attuali 18 Frecce Rosse quotidiane a 8 in corrispondenza del cambio orario invernale.

«Una decisione così drastica – prosegue l’assessore Gabusi – non è certo positiva per un territorio che insiste sul Corridoio Mediterraneo, classificato come ‘prioritario’ per il collegamento che offre all’intero asse europeo est-ovest. La motivazione che è trapelata, di un’eccessiva congestione di treni nella stazione Centrale di Milano, non ci convince; ancor meno le “non” risposte sulla richiesta di ripristinare, proprio a fronte dei tagli, il frecciabianca Torino-Lecce che non incide sul nodo di Milano ma che comunque non viene considerato. Si tratta di un collegamento di lunga percorrenza che consente di servire le aree di Alessandria e Asti con un itinerario alternativo ai Freccia Rossa e particolarmente funzionale ai territori del Basso Piemonte. Le risposte che vengono date non soddisfano, ci lasciano in balia degli eventi. Da un’azienda di Stato come il gruppo FS e dal Ministero ci aspettiamo risposte più consistenti su un tema così cruciale per il Piemonte».

L’annuncio del taglio dei treni ha provocato non poche reazioni nella politica locale e nazionale. «Gli onorevoli piemontesi – ha sottolineato l’assessore Gabusi – sono insorti in difesa del nostro territorio in maniera assolutamente trasversale, con il solo silenzio del mondo pentastellato. Ci battiamo ogni giorno per mantenere il Piemonte collegato con le aree più produttive d’Italia e d’Europa e per mitigare quel gap che ci sta separando dalle realtà più avanzate di noi: lo Stato non può danneggiarci così deliberatamente».

In tema di battaglie prosegue anche quella per la tratta Torino-Ceres e per la Canavesana. «Abbiamo voluto aspettare l’audizione alla Camera di oggi di Trenitalia, dopo quella di RFI di ieri – ha dichiarato l’assessore Gabusi – per avere un quadro chiaro. È stato chiesto anche alla Regione Piemonte a all’Agenzia della mobilità piemontese di andare a riferire in Commissione Trasporti a Roma e ciò che diremo è che certamente apprezziamo lo sforzo fatto per mettere in sicurezza le tratte e per migliorare il servizio. Ma questo non basta: l’orizzonte temporale che ci è stato dato per l’estate è ancora troppo ampio. Gli utenti non possono aspettare così tanto; chiediamo che si intervenga entro la primavera».

«Insieme con l’assessore Gabusi abbiamo vinto la battaglia per mantenere intatte le tratte verso Milano e Roma; non era scontato – ha dichiarato il deputato di Forza Italia Roberto Rosso, componente della Commissione Trasporti a Montecitorio -. Restano però aperti tutti gli altri fronti non meno importanti per l’economia e la mobilità della nostra regione. Solleciteremo il Governo affinché gli AV Torino-Venezia si attestino su Stazione Garibaldi in modo da poter mantenere il numero di corse attuali, così come domanderemo al ministro dei Trasporti di aprire un confronto con Trenitalia affinché riveda i piani aziendali per quanto riguarda i treni a lunga percorrenza da Torino verso il Sud Italia. Ci aspettiamo risposte da un Esecutivo che troppo spesso ha dimostrato scarsa attenzione verso le istanze del nostro capoluogo e della nostra regione, che ricordiamo essere una delle Economie più importanti d’Italia».