Crolla l’artigianato, in Piemonte 662mln persi in un solo mese

Almeno 7 miliardi di euro. A tanto ammonta la stima della perdita di fatturato che a livello nazionale le imprese artigiane subiranno in questo mese di chiusura a causa del Coronavirus (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). A fare i conti è stato l’Ufficio studi della CGIA.

I comparti più colpiti sono anche quelli più rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni, ad esempio, vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici, etc.) la manifattura di 2,8 miliardi (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature, etc.) e i servizi alla persona di 650

1 milioni di euro (acconciatori, estetiste, calzolai, etc.) .

“L’artigianato rischia di estinguersi, o quasi, in particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia, molte attività – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere. Se la situazione non migliorerà entro la fine del prossimo mese di maggio, è verosimile che entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane scenderà di almeno 300 mila unità: vale a dire

1 La stima della perdita di fatturato è stata costruita a partire dal fatturato di ciascun settore ATECO, calcolando la perdita di fatturato sulla base dei giorni di chiusura di ciascuna attività a partire dal 12 marzo fino al 13 aprile 2020 che il 25 per cento delle imprese artigiane presenti in Italia chiuderà i battenti”.

Una situazione, quella che sta vivendo l’artigianato in queste settimane, molto difficile che si sovrappone ad un quadro generale altrettanto pesante che negli ultimi 10 anni ha visto crollare il numero delle imprese presenti in questo settore. Tra il 2009 e il 2019, infatti, le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180 mila (per la precisione 178.664), pari al -12,2 per cento. Se nel 2009 lo stock era pari a 1.465.949, al 31 dicembre dell’anno scorso il numero è sceso a 1.287.285. La regione che ha subito la flessione più elevata è stata la Sardegna (-19 per cento).

“Quasi il 60 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni – fa notare il segretario Renato Mason – riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo. Purtroppo, le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e città”.

Vecchi mestieri in via di estinzione

A fronte delle difficoltà che certamente si intensificheranno nei prossimi mesi, la CGIA ha elencato 25 vecchi mestieri artigiani che, già in forte agonia, rischiano di scomparire definitivamente dalle nostre città e dai paesi di campagna, o professioni che sono in via di estinzione a causa delle profonde trasformazioni tecnologiche in atto. Essi sono:

          • Arrotino (molatore o affilatore di lame);
          • Barbiere (addetto al taglio dei capelli su uomo e alla rasatura della barba);
          • Calzolaio (riparatore di suole, tacchi, borse e cinture);
          • Casaro (addetto alla lavorazione, preparazione e conservazione dei latticini);
          • Canestraio (produttore di canestri, ceste, panieri, etc.)
          • Castrino (figura artigianale tipica del mondo mezzadrile con il compito di castrare gli animali;
          • Ceraio (produttore di torce, lumini e candele con l’uso della cera);
          • Cocciaio (produttore di piatti, ciotole e vasi);
          • Cordaio (fabbricante di corde, funi e spaghi);
          • Corniciaio;
          • Fotografo;
          • Guantaio (produttore e riparatore di guanti);
          • Legatore (rilegatore di libri);
          • Norcino (addetto alla macellazione del maiale e alla lavorazione delle carni);
          • Materassaio (colui che confeziona o rinnova materassi, trapunte, cuscini, etc.);
          • Mugnaio (macinatore di grano e granaglie);
          • Maniscalco (addetto alla ferratura dei cavalli, degli asini e dei muli);
          • Ombrellaio (riparatore/rattoppatore di ombrelli rotti);
          • Ricamatrice (decoratrice del tessuto con motivi ornamentali);  Sarto/a (colui o colei che confeziona abiti maschili o femminili);
          • Selciatore (addetto alla posa in opera di cubetti di porfido);
          • Sellaio (produttore di selle per animali);
          • Scopettaio (produttore di spazzole e scope);
          • Scalpellino (colui che sgrossa e lavora la pietra o il marmo con lo scalpello);
          • Seggiolaio (produttore o riparatore di seggiole impagliate).

Il COVID 19 ha costretto alla chiusura 6 artigiani su 10. Tornando alle chiusure imposte dalla legge in queste ultime 2 settimane a causa del COVID 19, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l’attività (pari al 58,5 per cento del totale); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attività per le quali è prevista la possibilità di fare solo somministrazione per asporto. A livello regionale si sono registrate punte del 65,6 per cento in Toscana, del 63,9 per cento in Valle d’Aosta e del 61,1 per cento in Umbria. Le realtà meno interessate dalla chiusura sono state la Basilicata (52,9 per cento), la Calabria (52,5 per cento) e infine la Sicilia (48,9 per cento).

Al Sud gli artigiani sono sempre meno

A livello territoriale è il Mezzogiorno la macro area dove la caduta è stata maggiore. Tra il 2009 e il 2019 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive è stata del 19 per cento (-8.092). Seguono l’Abruzzo con una contrazione del 18,8 per cento (-6.788),

l’Umbria, che comunque è riconducibile alla ripartizione geografica del Centro, con – 16,2 per cento (-3.945), il Molise con il 16,1 per cento (-1.230) e la Sicilia con il -15,9 per cento, che ha perso 13.486 attività.

La stima della perdita del fatturato è stata costruita a partire dal fatturato di ciascun settore ATECO, calcolando la perdita di fatturato sulla base dei giorni di chiusura di ciascuna attività a partire dal 12 marzo 2020 e sino al 13 aprile 2020.

Si fa presente che:

– nelle stime sono stati utilizzati dei criteri prudenziali applicando, laddove le informazioni non erano disponibili per specifico comparto ATECO, il minimo dei valori tra i codici ATECO simili a quella attività;

– le perdite di fatturato stimate riguardano solamente le attività artigiane chiuse e quindi non tengono conto degli effetti/contrazioni subiti dalle attività aperte fino al 13 aprile 2020 (è palese che anche queste attività aperte subiranno infatti dei cali).

Pertanto le stime di perdita di fatturato artigiano (pari a 7,3 miliardi di euro) sono da intendersi di minima; ad esempio, ipotizzando che le attività aperte abbiano subito un calo del 30% nel mese di riferimento, la perdita di fatturato artigiano in Italia sfiorerebbe i 10 miliardi di euro.

Le imprese più colpite sono state ovviamente le categorie artigiane più rilevanti ovvero le costruzioni (3,2 miliardi di euro), la manifattura (2,8 miliardi di euro) e i servizi alla persona (650 milioni di euro).




Confartigianato Cuneo: “Dal Ministero subito interventi urgenti per la tenuta del settore”

In questo periodo di difficoltà è doveroso il nostro ringraziamento alla categoria degli Autotrasportatori che con la prosecuzione dei servizi di trasporto e logistica essenziali, generi alimentari e farmaceutici, hanno permesso al nostro Paese di evitare un blocco totale».

Così Luca Crosetto, presidente provinciale di Confartigianato Cuneo, e Aldo Caranta, vicepresidente nazionale di Confartigianato Trasporti e presidente provinciale e regionale degli autotrasportatori di Confartigianato, esprimono l’apprezzamento per l’impegno della Categoria in questo difficile frangente.

Alcuni giorni fa anche il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli aveva dichiarato grande gratitudine da parte di tutte le Istituzioni per “i trasportatori italiani che sono in prima linea e stanno assicurando al Paese un servizio efficiente e la consegna dei beni utili a continuare la vita di tutte e tutti”.

«Parimenti – proseguono Crosetto e Caranta – ringraziamo il Governo per l’impegno con cui ha risposto alle prime esigenze del settore, ritenendolo essenziale e strategico per il Paese, attraverso le misure contenute nel decreto “Cura Italia”. Ma ora l ’autotrasporto si trova a fare i conti con una situazione di estrema gravità che necessita di interventi ancora più incisivi di quelli finora messi in campo».

«Gli autotrasportatori sono allo stremo delle possibilità economiche per poter continuare a operare. – spiega Caranta – Andando avanti così saremo costretti a fermarci. La categoria deve far fronte alle spese quali gasolio e transiti autostradali senza però, in alcuni casi, ricevere il pagamento dei servizi effettuati dai propri committenti. Andando avanti in queste condizioni si fa presente, sin d’ora, che le imprese di trasporti sono costrette a fermarsi con conseguenze devastanti per le filiere e la popolazione tutta, a meno che non si intervenga in tempo reale con alcuni provvedimenti».

E proprio sulle misure che il Governo potrebbe attuare Confartigianato Trasporti e Unatas hanno avviato un dialogo con il Ministero. Le richieste riguardano in primis l’utilizzazione certa e più ampia possibile del Fondo centrale di garanzia PMI, da assicurare attraverso l’ampliamento dei parametri del merito creditizio in maniera da consentire alle imprese di autotrasporto di accedere effettivamente ai finanziamenti garantiti dal Fondo stesso.

Inoltre, necessario applicare la norma sui termini di pagamento, peraltro prevista per il settore agroalimentare, con sanzione certa ed autorità di controllo ben individuata, per arginare e rimediare al fenomeno dei “ritardi dei pagamenti”, che purtroppo ancora si verifica in taluni casi. Rinnovata anche la richiesta di deroga ai tempi di guida e di riposo, come già fatto da 22 Paesi europei, per agevolare il lavoro ai conducenti dei veicoli delle imprese di trasporto italiane, cui è richiesto un supplemento di sacrificio rispetto a quello che già abitualmente essi sopportano sulle strade del Paese e su quelle europee.

Infine la previsione di corridoi blu (alla stregua di quanto fatto alle frontiere con i corridoi verdi) agli imbarchi per le imprese che viaggiano da e verso le isole maggiori (Sicilia e Sardegna) che dovendo garantire il trasporto dei prodotti, soprattutto quelli freschi legati al settore ortofrutticolo diretto ai mercati del nord, necessitano di priorità immediata: per tali imprese che compiono i viaggi di ritorno a vuoto occorre prevedere l’esonero dal costo del traghettamento e della navigazione.

«Il mondo dell’impresa è pronto a fare la sua parte in questa emergenza. – conclude Crosetto – Auspichiamo che le nostre richieste siano recepite per permettere la prosecuzione dell’operatività degli addetti dell’autotrasporto e della logistica, settori che mai come in questo momento sono fondamentali per l’intero sistema economico e per la Nazione».




Confartigianato Cuneo: ecco come fare la richiesta indennità 600 € mese di marzo 2020

Di seguito viene specificato come fare la richiesta di indennità di 600 euro nel mese di marzo 2020

La richiesta del “bonus”

  • può essere effettuata direttamente da te, tramite il “PIN” dell’INPS, da te personalmente richiesto

oppure

Dopo aver compilato il nostro modulo on-line riceverai una e-mail di presa in carico della richiesta.

Le richieste saranno evase secondo l’ordine cronologico di invio.

* * * * *

A chi spetta il “bonus”?

Il bonus spetta a:

  • liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 iscritti in Gestione Separata;
  • soci lavoratori, coadiuvanti e familiari iscritti all’INPS;
  • lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla data del 23 febbraio 2020;
  • lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi;
  • lavoratori dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali;
  • operai agricoli a tempo determinato;
  • lavoratori iscritti all’ENPALS.

Scarica altre domande/risposte sul “bonus” (PDF)




Confartigianato Piemonte: 8350 le richieste al fondo sostegno

L’emergenza coronavirus e il lockdown delle imprese artigiane hanno come conseguenza anche l’ingente numero di richieste di accesso al Fondo di solidarietà bilaterale artigiano.

Da lunedì 16 marzo a venerdì 27 marzo sono 8.350 – con riferimento al bacino piemontese – le richieste pervenute all’EBAP (Ente Bilaterale Artigianato Piemontese) per l’utilizzo del Fondo di sostegno bilaterale artigianato, ovvero la cassa integrazione degli artigiani, le risorse utilizzato per ammortizzare i costi del personale delle imprese che si sono dovute fermare.
Le 8.350 richieste rappresentano complessivamente una forza lavoro di oltre 33mila dipendenti.
A livello provinciale le richieste pervenute all’EBAP sono così ripartite: 3800 a Torino, 1400 a Cuneo, 881 ad Alessandria, 820 a Novara, 433 ad Asti, 416 a Biella, 330 nel VCO, e 270 a Vercelli.

“Il Fondo serve per coprire le necessità immediate e permettere gli artigiani di non dover licenziare il personale o chiudere la propria attività – dichiara Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – Questa è una prima boccata di ossigeno ma le risorse che occorrono sono sicuramente più importanti.

Il sistema dell’artigianato è fatto di micro e piccole imprese che potrebbero facilmente essere spazzate via alla fine della pandemia. Quello che bisogna attivare è un vero e proprio impulso imprenditoriale e sostenere le imprese già duramente provate da un decennio di crisi.”

“Dopo queste settimane di blocchi e di consumi quasi azzerati, –aggiunge Felici– le nostre imprese sono in grave difficoltà, e se la situazione si protrae si rischiano fallimenti a catena con gravi conseguenze per i dipendenti e le loro famiglie. È certo che i piccoli sono quelli più duramente colpiti. Dalle istituzioni e dalla politica ci aspettiamo che sappiano mettere in campo misure eccezionali e straordinarie.

Servono risorse ma soprattutto idee su come reperirle. Un Piano Marshall non arriverà dall’altra parte dell’Oceano, bisognerà che a vararlo sia l’Europa. In questo momento non è sufficiente qualche bonus né normali strumenti di finanziamento bancario, serve un’azione che riesca a mobilitare risorse imponenti destinate alle imprese, in modo veloce e capillare. Occorre, inoltre, assicurare con chiarezza e con buon anticipo che saranno rinviate tutte le scadenze di pagamento di aprile, maggio e giugno, a cominciare dai pagamenti dell’Imu sui capannoni che in questo momento non sono produttivi.”

“Bisogna –conclude Felici– iniettare nel sistema imprenditoriale una dose importante di liquidità per sostenere le imprese più piccole che sono la stragrande maggioranza e che si reggono in gran parte sul flusso di cassa. Serve un ponte per permettere alle aziende di superare questo momento gravissimo, che rischia di estinguere le nostre botteghe artigiane. Se riusciamo a salvare le imprese dalla catastrofe, salviamo il lavoro e il futuro per le generazioni a venire”.

 




Moratoria e allungamento dei debiti, Confartigianato fidi Cuneo vicino alle imprese

Confartigianato Fidi Cuneo ci spiega due strumenti a disposizione delle imprese in questo momento di difficoltà collegato all’Emergenza Coronavirus, collegati alla “moratoria” su mutui, finanziamenti e leasing.

Iniziamo proprio dalla “moratoria”. Di cosa si tratta?
La moratoria è uno strumento immediato rivolto alle micro, piccole e medie imprese danneggiate dall’emergenza epidemiologica “COVID-19”.
Possiamo fare riferimento a due diversi interventi presi in considerazione degli Istituti di Credito: l’accordo ABI e il decreto “Cura Italia”.

Che cosa prevede l’accordo ABI?
Il testo dell’accordo ABI prevede: “La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti per un periodo che può arrivare fino a un anno. La sospensione è applicabile ai finanziamenti a medio lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell’ammortamento. Per il credito a breve termine e il credito agrario di conduzione il periodo massimo di allungamento delle scadenze è pari rispettivamente a 270 giorni e a 120 giorni”.
La Confartigianato Fidi Cuneo ha deciso, per agevolare al massimo le imprese che adotteranno queste misure, di dimezzare i costi di istruttoria e di adottare una procedura di delibera con un’istruttoria semplificata.
La domanda potrà essere gestita tutta in via telematica in modo da garantire la massima tempestività nella risposta.

E per quanto riguarda il decreto “Cura Italia”?
Il decreto “Cura Italia”, all’articolo 56, fa riferimento ad una sospensione fino al 30 settembre del pagamento della rata del mutuo (sospensione che può essere della sola quota capitale o della quota capitale e interessi).
Questa seconda modalità di sospensione della rata non prevede costi aggiuntivi per l’impresa e la richiesta avviene attraverso un’autocertificazione.

Qual è il commento della Confartigianato Fidi Cuneo sulla situazione?
«Aiutiamo le imprese a superare questa prima fase, ma allo stesso tempo – spiega il presidente Roberto Ganzinelli – ci adopereremo per essere un valido sostegno alle imprese anche nei mesi successivi all’emergenza, quando si tratterà di recuperare la normalità».




Decreto “Cura Italia”, Confartigianato Cuneo: occorre maggiore attenzione per artigianato e piccole imprese

DDifficile giudicare il reale impatto del “Cura Italia” su artigianato e PMI: non siamo ancora riusciti a leggere, ed analizzare, il testo finale del Decreto.

Queste le parole di Luca Crosetto, presidente provinciale di Confartigianato Cuneo, a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del Decreto-legge con le misure economiche per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

«Riconosciamo l’impegno e lo sforzo del Governo. – aggiunge Crosetto – Del resto stiamo parlando di una manovra da 25 miliardi di euro, sicuramente da implementare in futuro, costruita in pochi giorni. Tuttavia, moltissimo resta da fare, soprattutto per quanto concerne il settore dell’artigianato e delle piccole e medie imprese».

In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, Confartigianato commenta alcuni punti del provvedimento resi pubblici nelle ultime ore.

«In primis – commenta Crosetto – il rinvio dei versamenti al 16 aprile appare insufficiente, in quanto è purtroppo facile prevedere che a quella data saremo ancora in grave stato di necessità. L’indennità di 600 euro, importo tutto sommato “irrisorio” se considerato il contesto, sembra prevista solo per i lavoratori autonomi e professionisti.

E le nostre ditte che in questo periodo hanno dovuto chiudere per il bene collettivo, come pettinatrici ed estetiste? E poi ancora: perché il credito d’imposta sugli affitti è solo per i negozi di “categoria C1” e non anche per le botteghe e i laboratori degli artigiani? Ancora una volta il nostro comparto sembra “dimenticato”.

Anche sui tributi locali non sono state date indicazioni: auspichiamo invece un “indirizzo” anche in questo senso. Infine: sembra che siano state sospese le verifiche fiscali, per poi estendere di due anni i termini di accertamento. Ci sembra poco rispettoso dei tanti imprenditori che in questo momento stanno facendo un grande sforzo per il bene collettivo».
«Confermiamo – conclude Crosetto – il nostro massimo impegno in sede di conversione attuativa attivando un dialogo con tutte le forze politiche per implementare misure “ad hoc” per micro, piccole e medie imprese, ad oggi poco considerate. Nel prossimo decreto, previsto per aprile, ci aspettiamo più attenzione e misure specifiche: in questo senso ci affidiamo a Giorgio Felici, presidente regionale, e Domenico Massimino, vicepresidente nazionale, per il loro importante ruolo di rappresentanza attraverso il quale, in questi giorni, stanno significando con determinazione, ai rispettivi livelli di competenza, le ragioni del settore. All’impulso dell’economia reale e più attenzione all’aspetto fiscale, peraltro da sempre uno dei “nodi” che attanagliano il nostro comparto. Meno tasse, più semplificazione e misure che facciano ripartire il tessuto produttivo e il lavoro dell’artigianato e delle PMI. Interventi che, con coraggio e speranza, guardino al futuro. Ecco quello di cui il Paese ha bisogno».
«Assicuriamo – chiosa Joseph Meineri, direttore generale di Confartigianato Cuneo – con i nostri 12 uffici sul territorio massima vicinanza alle imprese, con un supporto costante per quanto riguarda l’affiancamento nell’accesso al credito, gli ammortizzatori sociali e le ulteriori misure che verranno attivate in favore del comparto. Per restare sempre aggiornati contattate i nostri uffici al 0171.451111 e visitate il nostro sito internet cuneo.confartigianato.it».




Confartigianato Torino, De Santis: “Risposte concrete a problemi comuni”

Posso continuare a lavorare o devo chiudere?. “Posso consegnare le merci o devo fermarmi?”. “Posso proseguire la mia attività senza ricevere i clienti”? “Sono un decoratore: come devo comportarmi?” inoltre: “Quali sono le restrizioni per la mobilità?”.

Sono queste alcune delle centinaia richieste di aiuto, informazioni, consigli e anche sostegno psicologico, che gli uffici di Confartigianato Torino, stanno ricevendo dopo l’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio.

Gli uffici e i consulenti dell’Associazione sono costantemente raggiunti da telefonate da parte di imprenditori che chiedono delucidazioni sull’applicazione delle prescrizioni e aiuto sui comportamenti da adottare per la sicurezza negli ambienti di lavoro e per salvaguardare il personale.

“È un modo per stare vicini alle imprese anche in questo momento in cui i nostri uffici sono chiusi al pubblico – continua Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – e per far sapere che stiamo lavorando per loro e per non lasciarli soli nei dubbi e nelle incertezze di questa situazione molto difficile. Un servizio di risposte ai loro dubbi e alle loro problematiche, affinché possano continuare a lavorare rispettando le indicazioni del Decreto”.

Tutto ciò, nello stesso tempo, offre una panoramica dell’incertezza che vive il sistema produttivo piemontese e della drastica riduzione di ricavi e di commesse, rilevata sin dall’inizio della crisi provocata dalla diffusione del Virus. Attraverso tali canali, infatti, arrivano anche sempre più numerose le segnalazioni di un sistema produttivo che comincia a rispondere con difficoltà sempre maggiori.

Con sempre maggiore frequenza, infatti, Confartigianato Torino rileva come in alcuni settori ci sia un rallentamento delle consegne dei materiali ordinati o addirittura la mancanza direttamente dalle aziende produttrici.

L’Associazione evidenzia, inoltre, anche una frenata dei pagamenti fra la pubblica amministrazione e le imprese, dovuta, per lo più, in questo momento anche alla mancanza del personale addetto all’amministrazione e alla certificazione dei vari passaggi burocratici propedeutici al saldo delle fatture.

“Stiamo rispettando i provvedimenti via via adottati – prosegue De Santis – perché in gioco c’è la salute di tutti. Ora è il momento della responsabilità. Poi faremo i conti dei danni”.

“Crediamo che rimanere uniti sia il vero valore di questo momento – conclude De Santis – per questo stiamo lavorando, per avere risposte immediate e concrete a problemi comuni e per sostenere tutti i settori, quelli che hanno subito danni immediati e palesi e gli altri che li subiscono in modo meno evidente o con effetti più duraturi. Continuiamo ora per ora, giorno per giorno, a seguire la situazione e il suo evolversi, cercando per tutte le nostre imprese di contenere i danni e porre le condizioni per una ripresa poi”.

 




Da Confartigianato Torino le richieste per interventi di sostegno per aziende e lavoratori

In Piemonte sono 14.271 le micro, piccole e medie imprese artigiane che si occupano di attività legate al turismo, quindi alle vacanze e allo svago, che cominciano a percepire gli effetti economici, diretti e indiretti, della paura da Coronavirus, con il conseguente rischio di pesanti riduzioni del giro d’affari o di una stessa chiusura.

Trasporti, ricettività, ristorazione, agroalimentare, servizi turistici, benessere, intrattenimento, attività ricreative e culturali ma anche artigianato artistico, abbigliamento e calzature; circa il 12% delle circa 117.00mila realtà artigiane del Piemonte, è coinvolta, direttamente o con l’indotto, nel mercato turistico regionale, e soddisfa le richieste dei 15 milioni di presenze.

Ammonta invece a 31.539 il totale delle imprese artigiane di tutti i settori, con 75.616 addetti, che in Piemonte sta segnalando difficoltà a causa del coronavirus.
A livello provinciale: Torino 15.467 imprese, Cuneo 5.148, Alessandria 2.830; Novara 2.549, Asti 1.608, Biella 1.506, Vercelli 1.224 e Verbano 1.207.

Sono questi i numeri chiave del dossier “Imprese e valore artigiano in Piemonte”, realizzato dall’Ufficio Studi di Confartigianato, che ha analizzato i comparti piemontesi del turismo e dell’artigianato attraverso i dati Istat e Unioncamere del 2019.

“Le imprese artigiane e le micro e piccole realtà sono fortemente preoccupate per le conseguenze del virus sull’economia del nostro territorio, per questo lavoriamo per scongiurare una “recessione” del Piemonte – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – dalle imprese associate e da numerosi settori imprenditoriali, riceviamo quotidiane segnalazioni di rallentamenti di attività e ordinativi; in modo specifico parliamo dei trasporti, con bus e taxi, del benessere, con acconciatori e palestre, e ovviamente della ristorazione, degli eventi e della ricettività”.

“Insomma, c’è apprensione per i problemi degli artigiani, alle prese con il crollo degli incassi e le incombenti scadenze dei pagamenti– continua De Santis– le aziende chiedono una attenzione straordinaria verso ciò che sta accadendo e interventi concreti per limitare i danni infatti, se contro la paura non è possibile agire direttamente, al contrario si può intervenire per limitare gli effetti negativi su vendite e ordinativi, sul rallentamento delle attività e della logistica, o sull’eventuale mancanza di personale.

In ogni caso apprezziamo gli interventi del Comune a favore della sospensione dell’acconto della Tari, è un primo segnale di attenzione nei confronti del momento critico che stanno attraversando le nostre imprese”.

Chiediamo, inoltre alle istituzioni – conclude De Santis – che si disponga la sospensione delle ingiunzioni di pagamento, con l’eliminazione degli interessi e mantenendo solo l’importo dovuto”

L’Associazione degli Artigiani chiede, alla politica e alle istituzioni un impegno straordinario per far fronte a una situazione di criticità economica che potrebbe proseguire per mesi, e per chiedere allo Stato di intervenire economicamente anche in Piemonte nei confronti delle micro e piccole realtà già provate da 12 anni di crisi.

Inoltre, Confartigianato auspica, all’interno della Finanziaria di prossima approvazione, un congruo stanziamento di risorse per interventi automatici di sostegno verso le attività colpite. Questi dovranno servire a ridurre la pressione fiscale e contributiva a carico delle realtà che, con non poche difficoltà, vorranno mantenere il personale in organico o investire su nuove assunzioni stagionali mediante la riduzione dell’IRAP e di altre imposte locali.

L’artigianato piemontese nelle attività turistiche nelle province (2019)




Confartigianato Piemonte, Felici: “Appello a Cirio, non si dimentichi degli artigiani”

Presidente Cirio, non si dimentichi degli artigiani e delle micro e piccole imprese: bene la richiesta al Governo dello stato di crisi ma servono misure straordinarie di sostegno non solo per turismo e commercio bensì anche per il comparto dell’artigianato che rischia di non risollevarsi più dopo questa ennesima batosta.

Così dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte, lanciando un appello al Presidente della Regione Alberto Cirio che oggi sarà a Roma. 

“Presto avremo un bilancio preciso delle gravi conseguenze dell’emergenza Coronavirus sulle nostre imprese – prosegue Felici – alcune nostre attività, in particolare quelle che si svolgono a stretto contatto con le persone, come quelle di estetica ed acconciatura, stanno registrando un calo superiore al 50% del fatturato.

Per l’autotrasporto, settore già duramente provato, è ancora peggio: qui registriamo un calo del 70%, legato al fatto che molti autotrasportatori lavorano con la Lombardia e quindi sono bloccati.

Inoltre le imprese della subfornitura che hanno rapporti commerciali con la Cina non riescono più ad avere approvvigionamenti, con il conseguente calo della produzione ed il ricorso alla sospensione dall’attività lavorativa.

Siamo consapevoli che la salute pubblica rappresenta la priorità ma anche le nostre imprese sono vittima del Coronavirus e necessitano di aiuto. Non abbiamo la pretesa di giudicare nel merito le misure emergenziali adottate ma non vogliamo pagarne il prezzo”. 




Confartigianato: eventi sul “bonus facciate” e le novità della legge di bilancio

La legge di bilancio 2020 introduce una detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici (il cosiddetto “bonus facciate“).

L’agevolazione consiste in una detrazione d’imposta, da ripartire in 10 quote annuali, pari al 90% delle spese sostenute nel 2020 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti e ubicati in determinate zone.

Per affrontare questo importante tema di attualità e discutere di ulteriori opportunità come lo sconto in fattura, il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali e la nuova disciplina dell’appalto, Confartigianato Imprese Piemonte Orientale organizza tre incontri:

a Vercelli il 18 febbraio alle 17.30 – sala riunioni sede Confartigianato, Corso Magenta 40

a Novara il 19 febbraio alle 17.30 – sala riunioni sede Confartigianato, via Ploto 2/b

a Verbania il 20 febbraio alle 17.30 – sala riunioni sede Confartigianato, Corso Europa 27