PNRR: iscrizioni online per ingegneri e architetti all’elenco telematico di Città metropolitana 

Dovranno essere iscritti all’elenco telematico degli operatori economici tutti gli ingegneri e gli architetti interessati ad ottenere incarichi professionali da Città metropolitana di Torino e dai Comuni del territorio convenzionati: un’operazione indispensabile anche e soprattutto in vista dell’avvio dei progetti del piano nazionale PNRR.

Per le procedure negoziate gestite direttamente da Città metropolitana e per quelle delegate quale stazione unica appaltante dai Comuni convenzionati è stato infatti costituito un elenco dal quale selezionare gli operatori economici qualificati per l’affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria.

La procedura d’iscrizione per l’aggiornamento dell’albo è aperta fino al 17 marzo in via telematica all’indirizzo  sulla piattaforma Net4Market.

Le prestazioni che rientrano sono:

redazione di documenti di fattibilità delle alternative progettuali; redazione di progetti di fattibilità tecnica ed economica, definitivi ed esecutivi, compresi gli studi propedeutici nelle varie discipline: progettazione integrale dell’opera comprensiva di relazioni generale, tecnica e specialistiche, elaborati grafici e ogni altro documento necessario per la specifica fase progettuale; studi propedeutici e/o specialistici: rilievi planoaltimetrici e rilievi dei manufatti; relazione geotecnica; relazione idrologica; relazione idraulica; relazione archeologica; relazione geologica; relazione sismica e sulle strutture; indagini dei materiali e delle strutture per edifici o opere d’arte esistenti (compresa l’esecuzione delle prove sui materiali); verifica sismica delle strutture esistenti e individuazione delle carenze strutturali; progettazione antincendio; elaborati e relazioni per i requisiti acustici (compresa l’esecuzione di prove sul campo); relazione energetica, diagnosi energetica e certificazione energetica; -prestazioni di natura espropriativa e catastale; -relazione paesaggistica; -Studio di impatto ambientale o di fattibilità ambientale (VIA-VAS- AIA); -Piano di monitoraggio ambientale; direzione lavori, misure e contabilità; coordinamento della sicurezza nelle fasi di progettazione e di esecuzione; attività di supporto al Responsabile del Procedimento; studi di impatto ambientale e screening per procedure di verifica e valutazione di impatto ambientale; servizi di verifica del progetto; collaudo tecnico amministrativo in corso d’opera e finale o solo finale; collaudo statico; collaudo tecnico funzionale degli impianti.

Le categorie interessate sono:

edilizia, strutture, impianti, infrastrutture per la mobilità, idraulica, tecnologie della informazione e della comunicazione, paesaggio, ambiente, naturalizzazione, agroalimentare, zootecnica, ruralità, foreste, territorio e urbanistica

Le fasce d’importo arrivano fino a 215mila euro.

Ogni professionista è chiamato ad indicare puntualmente categoria, opere, prestazioni e sottoprestazioni con relativa fascia d’importo per cui richiede l’iscrizione .




CCIAA Cuneo: Previsioni occupazionali, 5.310 assunzioni previste dalle imprese cuneesi

Sono 5.310 i contratti programmati dalle imprese cuneesi per gennaio 2022, valore che sale a 12.010 se consideriamo l’intero trimestre gennaio-marzo; 1.530 assunzioni in più rispetto allo stesso trimestre del 2021 e 3.180 in più rispetto all’intervallo gennaio-marzo 2021.

Sono alcuni dei dati incoraggianti, contenuti nel bollettino e nelle tavole del Sistema informativo Excelsior, che confermano anche per la nostra provincia il miglioramento del contesto economico complessivo e la ripresa della domanda di lavoro delle imprese, in linea con la crescita di PIL, export e produzione industriale.
Il 63,0% delle entrate delle aziende cuneesi riguarderà i lavoratori dipendenti, il 25,0% i lavoratori somministrati, il 4,0% i collaboratori e l’8,0% gli altri lavoratori non alle dipendenze.

Nel 28,0% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 72,0% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).

Delle 5.310 entrate previste in provincia di Cuneo nel mese di gennaio 2022 il 16,0% è costituito da laureati, il 32,0% da diplomati, mentre le qualifiche professionali e l’assenza di un titolo specifico pesano rispettivamente il 23,0% e il 27,0%.
Le entrate previste si concentreranno per il 61% nei servizi e per il 56% nelle imprese con meno di 50 dipendenti.

Considerando i dati di gennaio 2022 emerge infatti come siano i servizi a formare, ancora una volta, la fetta più consistente della domanda di lavoro con il 61,2% del totale delle entrate (1.010 unità in più rispetto a gennaio 2021 e 2.050 in più rispetto al trimestre gennaio-marzo 2021). L’industria programma invece 2.060 entrate, generando il 38,8% della domanda totale del periodo, segnando un incremento di 520 entrate rispetto all’anno precedente e 1.140 rispetto al trimestre gennaio-marzo 2021. Nel dettaglio per ciò che concerne l’industria 1.160 entrate riguardano il comparto manifatturiero e 410 quello edile.

Tra i settori si rileva un significativo interessamento dei servizi alla persona con 1.590 entrate previste nel trimestre in esame, pari al 13,2% delle 12.010 entrate complessive e del commercio con 1.490 assunzioni previste (12,4% del totale) e dei servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (1.120 entrate).

Il 24% delle entrate previste per gennaio 2022 in provincia di Cuneo sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici. Gli operai specializzati e conduttori di impianti genereranno il 35,0% delle entrate mentre le professioni commerciali e dei servizi il 19% e solo l’11,0% sarà rappresentato da impiegati. I profili generici produrranno l’11% delle assunzioni del mese.

A livello di area di funzionamento il peso maggiore è dato dalla produzione beni ed erogazione servizio (40%), segue l’area commerciale e vendita e la logistica (17%), quella tecnica e di progettazione al 14%, seguita dall’area amministrativa e finanziaria con il 7%. L’area direzionale, infine, pesa per il 5% delle assunzioni previste.

Permangono, infine, le difficoltà di reperimento di alcune figure professionali: in 45 casi su 100 le imprese cuneesi prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

A tal proposito le professioni più difficili da reperire in provincia a gennaio 2022 sono le seguenti: specialisti in scienze informatiche (80 imprese su 100), operai specializzati nell’edilizia (74 imprese su 100), operai specializzati e conduttori di impianti nelle industrie tessili e dell’abbigliamento (65 imprese su 100), tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione (64 imprese su 100), operatori dell’assistenza sociale (62 imprese su 100), operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (61 imprese su 100), cuochi, camerieri e altre professioni dei servizi turistici (58 imprese su 100), tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (50 imprese su 100).




Smart working, Cna Piemonte: una microimpresa su cinque usa lo smart working e lo farà anche in futuro

Un’impresa piemontese su cinque (19,7%) tra gli iscritti di CNA è ricorsa allo smart working e il 14,1% pensa sarà una soluzione da adottare in futuro. Una percentuale quasi doppia rispetto alle percentuali nazionali registrate dall’Istat. In Italia il lavoro a distanza nella seconda parte del 2021 è stato scelto in media dall’11,1% delle realtà produttive, del terziario e dei servizi con una percentuale altalenante rispetto agli ultimi sei mesi.  

 

Su un campione di oltre 1300 aziende piemontesi, tra le soluzioni per rispondere alla pandemia il 50% ha usato la cassa integrazione, il 40% lo smaltimento ferie e permessi e il 19.7%, appunto, ha optato per lo smart working; in futuro, gli imprenditori e gli artigiani intendono adottare ancora cassa integrazione per il 20%, lo smaltimento ferie e permessi per il 36.6% e lo smart working per il 14,1%.  

 

“Ci sono alcune precisazioni rispetto a questi dati – spiega Daniele Marini, docente di sociologia dei processi economici all’Università di Padova, direttore scientifico di Research&Analysis di Community e responsabile scientifico del progetto Monitor Piccole Imprese di CNA Piemonte – sicuramente la percentuale rilevata dal campione è molto alta, quasi doppia rispetto a quella certificata dall’Istat. Si tratta di numeri circoscritti a imprese più strutturate che hanno promosso il lavoro a distanza per il settore impiegatizio. Occorre però intenderci su due questioni.

La prima riguarda ancora l’adozione del lavoro a distanza in modo tattico e non strategico, come risposta alle limitazioni della circolazione e non come cambio di mentalità nella gestione delle imprese. E qui veniamo al secondo aspetto. Si parla indistintamente spesso di smart working. Quello a cui assistiamo è nella stragrande parte dei casi telelavoro.

Ovvero traslocare i dipendenti dagli uffici a casa, mantenendo orari e flussi di lavoro. Lo smart working non solo richiede investimenti in connettività e tecnologia, ma anche il cambio di prospettiva per un lavoro dipendente che passi dalla scansione oraria a quella per obiettivi. Infine, è necessario un forte investimento in formazione. Lo smart working in senso stretto consente ai dipendenti una grande autonomia che significa anche molta responsabilità per poter rispettare gli standard aziendali. E l’imprenditore deve cambiare la sua mentalità, passando da fordista a digitale”. 

 

“Come associazione vogliamo lavorare con la Regione e gli altri attori politici del territorio perché parte dei fondi del Pnrr possa assecondare e agevolare la trasformazione dello smart working. Prima di tutto siamo consapevoli che questa rivoluzione sta già coinvolgendo anche le linee produttive e non solo i settori amministrativi – afferma il segretario regionale di CNA Piemonte Delio Zanzottera -.

Lavorano e lavoreranno da remoto dipendenti che oggi agiscono sui macchinari in azienda. Ma anche questo processo di remotizzazione del lavoro non sarà arrestabile e va gestito. Abbiamo già esempi di aziende che producono macchinari e che svolgono la manutenzione da remoto, riducendo costi e tempi di attesa. In altre realtà è stato applicato il lavoro da remoto anche a operai specializzati digitalizzando l’accesso ai macchinari e sappiamo anche molte altre microimprese stanno cercando operai altamente specializzati che sappiano lavorare su attrezzature controllate a distanza”. 




Previsioni occupazionali, 36.780 assunzioni previste dalla imprese piemontesi a novembre

Sono circa 36.780 i contratti programmati dalle imprese piemontesi per novembre 2021, valore che sale 107.580 se consideriamo l’intero trimestre novembre 2021 – gennaio 2022, 51.890 assunzioni in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e 32.070 in più rispetto all’intervallo novembre 2019 – gennaio 2020.

Questi sono alcuni dei dati, contenuti nel Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, che confermano anche per il Piemonte una ripresa post pandemica del tessuto imprenditoriale con una crescita delle esigenze di assunzione, ostacolata da un sempre più elevato mismatch (39%) tra domanda e offerta di lavoro.

Secondo Excelsior il fenomeno è imputabile soprattutto a problematiche demografiche e di inefficiente orientamento professionale (la mancanza di candidati per determinati profili e con specifiche esperienze di lavoro).

Il 73% delle entrate delle aziende piemontesi riguarderà lavoratori dipendenti, il 22% lavoratori somministrati, il 2% collaboratori e il 3% altri lavoratori non alle dipendenze.

La domanda di lavoro è trainata dai contratti a tempo determinato con il 64% delle entrate programmate, seguiti da quelli a tempo indeterminato con il 26% dei casi e dai contratti di apprendistato con il 7%. Gli altri contratti pesano, infine, il 3%.

Delle 36.780 entrate previste in Piemonte nel mese di novembre 2021 il 13% è costituito da laureati, il 34% da diplomati, le qualifiche professionali e l’assenza di un titolo specifico pesano rispettivamente il 24% e il 28%.

Considerando complessivamente i dati del trimestre novembre 2021 – gennaio 2022 emerge come siano i servizi a formare, anche se con un peso in diminuzione rispetto alle scorse rilevazioni, la fetta più consistente della domanda di lavoro con il 59% delle entrate (24.220 unità in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e 10.610 in più rispetto a novembre 2019 – gennaio 2020).

L’industria programma 43.880 entrate, generando circa il 41% della domanda totale del trimestre (quota in crescita) e segnando un incremento di 27.670 entrate rispetto al periodo novembre 2020 – gennaio 2021 e 21.460 rispetto allo stesso periodo di due anni prima. Nel dettaglio 32.950 entrate riguarderanno il comparto manifatturiero e 10.930 quello edile.

Tra i servizi si rileva un forte interessamento del comparto dei trasporti, logistica e magazzinaggio, con il 13.470 entrate previste nel trimestre in esame, pari al 12,5% delle 107.580 entrate complessive, del commercio con 11.520 assunzioni (10,7% del totale) e dei servizi alle persone (10.180 entrate).

 

Il 23% delle entrate previste per novembre 2021 in Piemonte sarà destinato a professioni commerciali e dei servizi, il 18% a dirigenti, specialisti e tecnici (quota inferiore alla media nazionale 19%). Gli operai specializzati e conduttori di impianti genereranno il 39% delle entrate e solo l’11% sarà rappresentato da impiegati. I profili generici produrranno il 9% delle assunzioni del mese.

 

Per una quota pari al 34% le assunzioni interesseranno giovani con meno di 30 anni; percentuale che sale al 46% per l’area commerciale e di vendita.

 

A livello di area di funzionamento il peso maggiore è dato dalla produzione beni ed erogazione servizio (38%), segue l’area commerciale e vendita (19%), quella logistica (17%) e quella tecnica e di progettazione (17%), che riscontra la maggior difficoltà di reperimento delle figure richieste (oltre un’impresa su due). Seguono l’area amministrativa e finanziaria e l’area direzionale, entrambe con una quota del 5% delle assunzioni previste.

A novembre la difficoltà delle imprese a reperire i profili ricercati riguarda il 39% delle entrate previste, con un incremento, rispetto a novembre 2019, di circa 10 punti percentuali. La mancanza di candidati è la motivazione prevalentemente segnalata dalle imprese (22%), seguita dall’inadeguata preparazione dei candidati (14%).

 

Le professioni più difficili da reperire in regione a novembre 2021 sono Specialisti della formazione e insegnanti (64 aziende su 100), Operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (60 aziende su 100) e Progettisti, ingegneri e professioni assimilate (58 aziende su 100). Per oltre un’azienda su due, infine, appare difficoltoso trovare anche Operai specializzati e conduttori di impianti nelle industrie tessili.




Regione, in estate 300 nuovi dipendenti

Con l’inizio della prossima estate entreranno in Regione circa 300 nuovi dipendenti. Lo ha annunciato l’assessore regionale al personale Marco Gabusi, illustrando il Documento di economia e finanza regionale in prima Commissione presieduta da Carlo Riva Vercellotti.
Gabusi ha sottolineato l’esigenza di ricoprire i vuoti di organico dovuti al blocco dei concorsi e all’alta età media dei dipendenti regionali, con conseguenti pensionamenti, ricordando che dal 2018 si è passati dagli oltre 3100 dipendenti di allora agli attuali 2600.

“Questo ha creato grossi problemi nel funzionamento della macchina, sia sul livello dirigenziale che su quello impiegatizio, in tutti i settori”, ha detto l’assessore.

“I bandi attivi in questo momento, cui partecipano oltre 15 mila candidati, porteranno entro l’inizio dell’estate a un nuovo ingresso di personale, circa 300 unità, che saranno di grande sollievo per il funzionamento dell’amministrazione regionale”.

Poi l’assessore ha tenuto una breve informativa sullo ‘smart working’ tra i dipendenti della Giunta regionale: “Siamo passati dal 70% coinvolti nel lavoro agile nel pieno della pandemia all’attuale 15%, come previsto dal decreto”.

Dalla minoranza (M5s, M4o, Luv) sono venuti inviti a credere nello ‘smart working’ e a rilanciarlo come elemento profondo di innovazione, da sostenere sul piano organizzativo.




Cassa integrazione, Uil Piemonte: protetti 173.369 lavoratori al mese

In Piemonte, da aprile 2020 a settembre 2021, come evidenziano i dati del Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL Nazionale, sono state autorizzate 530.508.781 ore di cassa integrazione (280.473.952 ordinaria, 147.532.117 fondi di solidarietà, 102.502.712 in deroga). A livello nazionale, nello stesso periodo, sono state autorizzate 6.383.583.489 ore. I lavoratori piemontesi tutelati sono stati, in media mensile, 173.369.

Il Piemonte è al quinto posto in Italia per ore richieste, preceduto da Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna.

 

DICHIARA IL SEGRETARIO GENERALE UIL PIEMONTE GIANNI CORTESE:

“Nella valutazione di un periodo molto critico dal punto di vista sanitario, economico e sociale, possiamo sostenere, a ragion veduta, che la cassa integrazione con causale Covid-19 e il blocco dei licenziamenti hanno garantito la conservazione del posto di lavoro ad un’ampia platea di lavoratrici e lavoratori piemontesi.

Nel lasso di tempo preso in considerazione sono state complessivamente autorizzate a livello regionale oltre 530 milioni di ore di cassa integrazione Covid-19, che hanno salvaguardato, in media mensile, circa 173.000 lavoratrici e lavoratori. Nell’ultimo anno hanno perso il lavoro oltre 50.000 persone, impiegate per lo più con forme contrattuali precarie e a tempo determinato, alle quali non è stato rinnovato il contratto.

Ѐ inconcepibile parlare seriamente di ripresa senza il perseguimento dell’obiettivo di una occupazione stabile e senza mettere in campo efficaci azioni legate alle politiche attive. La rinascita del Piemonte sarà possibile solo con investimenti adeguati, con la valorizzazione del lavoro, la creazione di posti di qualità, politiche formative efficaci, una gamma di ammortizzatori e misure di sostegno al reddito adeguatamente riformati e applicabili a tutti i settori. Diversamente, si continuerà a parlare di crescita del PIL, peraltro ancora distante dai livelli precovid, realizzato senza ricadute positive sull’occupazione, in particolare giovanile”.

 

 




PNRR, l’ allarme di Province piemontesi e Città metropolitana di Torino a Regione Piemonte

Un allarme dalle Province piemontesi e Città metropolitana di Torino nei confronti di Regione Piemonte in materia di assegnazione di risorse umane e professionali per dare attuazione al PNRR.

Il direttivo dell’UPI Piemonte – oggi pomeriggio lunedi 18 ottobre – durante la riunione dell’Osservatorio regionale Enti Locali ha rivendicato con forza il ruolo degli Enti di area vasta nella programmazione e gestione di fondi e risorse professionali che arriveranno dal piano nazionale di ripresa e resilienza.

Un ruolo a vantaggio soprattutto dei Comuni, in particolare quelli piccoli e medi (che in Piemonte sono la stragrande maggioranza) privi di personale e risorse tecniche.

Il presidente di UPI Piemonte Paolo Lanfranco, presidente della Provincia di Asti, ha ribadito come gli enti di area vasta siano pronti a mettersi in gioco sui progetti territoriali “sui quali – ha detto – mettiamo la faccia a livello locale, a condizione che Regione Piemonte ci riconosca un ruolo. Non vogliamo che da Regione Piemonte arrivino super consulenti strapagati, dei quali non sentiamo affatto la necessità: vorremo insomma poter condividere procedure e fabbisogni. Le Province piemontesi e Città metropolitana di Torino  hanno bisogno di integrare ed affiancare il proprio personale in modo stabile e continuativo. I piccoli e medi Comuni in particolare vedono negli Enti di area vasta delle realtà di riferimento e l’occasione di lavorare al PNRR è imperdibile per il nostri territori. Se le Province e Città metropolitana non saranno ritenute da Regione Piemonte il braccio operativo per vincere la sfida del PNRR, perdiamo una grande opportunità”.

 

 

 




Torino, rinnovato il contratto di lavoro degli operai agricoli e florovivaisti

Questa mattina a Torino, nella sede di Confagricoltura, le organizzazioni datoriali Confagricoltura, Coldiretti, Cia e i sindacati dei lavoratori agricoli Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil hanno sottoscritto il rinnovo del contratto provinciale degli operai agricoli e florovivaisti che avrà efficacia fino al 31 dicembre 2023.

“Abbiamo raggiunto  un’intesa importante – dichiara il direttore di Confagricoltura Torino Ercole Zuccaro – che interessa circa 1.200 imprese agricole del territorio provinciale per un totale di 600.000 giornate lavorate nel corso dell’anno, in prevalenza da parte di manodopera stagionale”.

L’accordo, che introduce elementi qualificanti per quanto riguarda le la gestione degli appalti e la tutela dei lavoratori, con un particolare attenzione al fenomeno dei migranti, prevede un adeguamento retributivo dell’1,7% che verrà corrisposto ai lavoratori in un’unica tranche a partire dal prossimo mese di agosto.

 

 




UPO: Pubblicato il XXIII Rapporto Almalaurea su profilo e condizione occupazionale dei laureati

Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha presentato oggi, venerdì 18 giugno, in streaming, il XXIII Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati italiani; le due indagini hanno coinvolto 76 università aderenti al Consorzio.

Il Rapporto di AlmaLaurea sul Profilo dei laureati ha analizzato le performance formative di 291 mila laureati nel 2020: in particolare, 165 mila laureati di primo livello, 89 mila dei percorsi magistrali biennali e 36 mila a ciclo unico; il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 655 mila laureati di primo e secondo livello nel 2019, 2017 e 2015 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Il Profilo dei Laureati

I laureati UPO nel 2020 coinvolti nell’indagine sono 2.126. I dati rilevati dal Consorzio confermano le performance positive registrate negli ultimi anni: l’età media alla laurea è 25,6 anni, appena inferiore alla media nazionale di 25,8. Il 64,1% (media italiana 58,4%) dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 62,1% tra i triennali (contro il 57,7%) e l’80,5% tra i magistrali biennali (contro il 64,3%).

Il voto medio di laurea è 101,3 su 110, inferiore alla media nazionale del 103,2.

Il 73,0% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi e anche questo è un dato nettamente superiore alla media nazionale del 57,6%; dato confermato osservando sia i dati dei laureati di primo livello (74,9% contro il 57,3%) sia dei magistrali (66,7% contro il 61,7%), sia tra i laureati magistrali a ciclo unico (73,5% contro il 50,2%).

Per analizzare la soddisfazione per l’esperienza universitaria appena conclusa si è scelto di prendere in considerazione l’opinione espressa dal complesso dei laureati in merito ad alcuni aspetti.

Il 92,0% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’87,6% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, l’87,1% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 93,7% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso.

E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 72,3% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 5% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

 

 

La Condizione occupazionale

L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 3.471 laureati UPO. I dati si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati di primo e di secondo livello usciti nel 2019 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati di secondo livello usciti nel 2015 e intervistati dopo cinque anni.

Per quanto riguarda i laureati triennali contattati a un anno dal conseguimento del titolo, il 54,2% decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello. Indagando la quota rimanente (45,4%), il tasso di occupazione è dell’83,5% a fronte di una media nazionale del 69,2%, la retribuzione media è di 1.433 Euro (rispetto alla media nazionale di 1.270 Euro) e il 78,5 % valuta efficace o molto efficace il titolo conseguito (contro il 62,8%).

Tra i laureati di secondo livello del 2019 intervistati a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione è pari al 75,4% (media italiana 68,1%), la retribuzione media è di 1.489 Euro (media nazionale 1.364 Euro), il lavoro part-time coinvolge il 18,6% dei laureati (contro il 20,7%), la laurea è giudicata efficace o molto efficace dal 66,8% (contro il 66%).

Non cambia di molto la fotografia dei laureati di secondo livello del 2015, intervistati a 5 anni dal conseguimento del titolo.

Il tasso di occupazione è pari al 91,6% (media italiana 87,7%), la retribuzione media è di 1.552 Euro (media nazionale 1.556 Euro), il lavoro part-time coinvolge il 7,2% dei laureati (contro il 10,9%), la laurea è giudicata efficace o molto efficace dal 70,4% (contro il 68,5%).

La professoressa Chiara Morelli, delegata del Rettore per Orientamento, Job Placement, Almalaurea e Stage post-laurea ha commentato con soddisfazione i dati emersi dal Rapporto: «Un anno difficile, un anno che ha richiesto grandi cambiamenti a tutti, ma anche un anno in cui non è mai mancata l’attenzione ai nostri studenti e la collaborazione con scuole, enti, istituzioni e imprese del territorio. Un anno che, come attesta AlmaLaurea, conferma le performance positive del nostro Ateneo.

Gli studenti rimangono al centro di un progetto che prevede un’attenta pianificazione dell’offerta formativa e un accorto orientamento in entrata, in itinere e in uscita. AlmaLaurea certifica la soddisfazione dei nostri studenti, la regolarità negli studi e il rapido inserimento nel mondo del lavoro. Sicuramente i numeri sono molto importanti e se, come in questo caso, sono positivi fanno molto piacere, ma ciò che ci fa comprendere che stiamo percorrendo la strada corretta sono anche i continui apprezzamenti che riceviamo dalle aziende e dalle istituzioni sulla qualità, sulla preparazione e sulle competenze dei nostri studenti.

Un dovuto ringraziamento va, pertanto, a tutte le realtà del territorio che credono al progetto formativo e riconoscono la qualità dei nostri laureati».




Previsione occupazionali, Unioncamere Piemonte: poco meno di 28mila entrate previste a maggio dalle imprese

Sono circa 27.820 i contratti programmati dalle imprese piemontesi per maggio 2021, 9.750 unità in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e 1.910 unità in meno rispetto all’analogo periodo del 2019, quando il mercato del lavoro non aveva ancora dovuto affrontare le problematiche causate dalla pandemia da Covid-19.

Pur in un quadro ancora di incertezza si registra, però, una promettente ripresa dell’attività economica globale e, con essa, degli scambi commerciali sostenuti soprattutto da Cina e Usa: una situazione che, insieme a un clima di maggior fiducia delle imprese grazie ai recenti allentamenti delle restrizioni anti-Covid, produce per il mese in corso una crescita dei contratti sul mese precedente (+4.030).

Il 72,6% riguarderà lavoratori dipendenti, il 20,3% lavoratori somministrati, il 2,9% collaboratori e il 4,3% altri lavoratori non alle dipendenze. Nel 27% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 73% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).

Complessivamente nel trimestre maggio-luglio 2021 le entrate stimate ammonteranno a 85.810, il 6,8% delle 1.269.210.000 programmate a livello nazionale.

Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

Delle 27.820 entrate previste in Piemonte nel mese di maggio 2021 il 14% è costituito da laureati, il 33% da diplomati, le qualifiche professionali e l’assenza di un titolo specifico pesano rispettivamente il 26% e il 27%.

Anche nel mese di maggio sono i servizi a formare la fetta più consistente della domanda di lavoro con il 65% delle entrate (6.240 unità in più rispetto allo stesso mese del 2020, ma 1.750 in meno rispetto a maggio 2019).

Il comparto manifatturiero, genera circa il 25% della domanda di maggio 2021 mentre il settore edile, grazie anche ai nuovi incentivi, segna 2.580 entrate programmate nel mese di maggio e più di 7mila per l’intero trimestre maggio luglio 2021.

Complessivamente l’industria stima 9.650 entrate, 3.510 in più rispetto a maggio 2020, attestandosi su un valore analogo a maggio 2019 (-160 unità in più).

Il 18% delle entrate previste per maggio 2021 nella nostra regione sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici; il 33% sarà costituito da operai specializzati e conduttori di impianti; circa il 26% riguarderà professioni commerciali e dei servizi, solo l’11% sarà rappresentato da impiegati. I profili generici produrranno il 12% delle assunzioni del mese.

A livello di area di funzionamento il peso maggiore è dato dalla produzione beni ed erogazione servizio (46%), segue l’area commerciale e vendita (117%) e quella tecnica e di progettazione (15%), la logistica si attesta all’11%, seguita dall’area amministrativa e finanziaria con il 7%. L’area direzionale, infine, pesa il 4% delle assunzioni previste.

 

 

Permangono, infine, le difficoltà di reperimento di alcune figure professionali: in 32 casi su 100 le imprese piemontesi prevedono, infatti, di avere difficoltà a trovare i profili desiderati, quota analoga rispetto a quella media nazionale (31 imprese su 100).

Le professioni più difficili da reperire in regione a maggio 2021 sono medici e altri specialisti della salute (63 aziende su 100) e gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (57 aziende su 100). Per oltre un’impresa su due, infine, appare difficoltoso trovare anche progettisti, ingegneri e professioni assimilate nonché operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione di edifici.