Unioncamere Piemonte: Previsioni occupazionali, poco meno di 24mila entrate previste ad aprile

Sono circa 23.790 i contratti programmati dalle imprese piemontesi per aprile 2021, 13.780 unità in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e 1.260 unità in meno rispetto all’analogo periodo del 2019, quando l’economia non era ancora stata investita dalla pandemia da Covid-19.

Il 74,5% riguarderà lavoratori dipendenti, il 17,1% lavoratori somministrati, il 2,3% collaboratori e il 6,1% altri lavoratori non alle dipendenze. Nel 28% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 72% dei casi saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).

Complessivamente nel trimestre aprile-giugno 2021 le entrate stimate ammonteranno a 73.580, il 24% delle 306.000 programmate a livello nazionale.

Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

 

Delle 23.790 entrate previste in Piemonte nel mese di aprile 2021 il 18% è costituito da laureati, il 35% da diplomati, le qualifiche professionali e l’assenza di un titolo specifico pesano rispettivamente il 21% e il 24%.

In uno scenario in cui l’incertezza appare ancora dominante sono comunque i servizi a formare la fetta più consistente della domanda di lavoro (63%, 7.270 entrate in più rispetto ad aprile 2020 ma 5.520 in meno rispetto ad aprile 2019).

Il comparto manifatturiero, genera circa il 26% della domanda di aprile 2021 mentre il settore edile, grazie anche ai nuovi incentivi, segna 2.670 entrate programmate nel mese di aprile e più di 8mila per l’intero trimestre aprile giugno 2021.

Complessivamente l’industria stima 6.520 entrate in più rispetto ad aprile 2020 e si riporta a valori analoghi al 2019 (60 unità in più).

Il 23% delle entrate previste per aprile 2021 nella nostra regione sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, il 33% sarà costituito da operai specializzati e conduttori di impianti, una percentuale analoga riguarderà impiegati, professioni commerciali e dei servizi e l’11% profili generici.

 

A livello di area di funzionamento il peso maggiore è dato dalla produzione beni ed erogazione servizio (43%), segue l’area commerciale e vendita (19%) e quella tecnica e di progettazione (16%), la logistica si attesta all’10%, seguita dall’area amministrativa e finanziaria con il 7%. L’area direzionale, infine, pesa il 5% delle assunzioni previste

 

Permangono, infine, le difficoltà di reperimento di alcune figure professionali: in 33 casi su 100 le imprese piemontesi prevedono, infatti, di avere difficoltà a trovare i profili desiderati, quota superiore rispetto a quella media nazionale (32 imprese su 100).

Le professioni più difficili da reperire in regione, così come a livello nazionale, a marzo 2021 sono gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche (65 aziende su 100) e i Tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione (64 aziende su 100).




Assessore Elena Chiorino: Lavoro, domanda e offerta devono viaggiare online

Maggiori fondi in favore dei sistemi informativi, per creare l’incrocio ideale tra domanda e offerta di lavoro, utilizzando i Centri per l’impiego (Cpi) quali sentinelle sul territorio. E poi investimenti su una formazione più snella e veloce.

È quanto ha illustrato dall’assessore regionale Elena Chiorino, che ha esposto in Terza commissione (presidente Claudio Leone) il Bilancio di previsione 2021-2023 relativamente alle materie di lavoro e formazione professionale. Circa quest’ultima, l’assessore ha spiegato che si utilizzeranno in particolare i fondi dei Programmi operativi regionali (Por) e quelli statali per l’obbligo d’istruzione e l’apprendistato.

Il cosiddetto Accordo Provenzano, dall’allora ministro per la Coesione territoriale, ha liberato risorse per gestire la ripresa dopo l’emergenza sanitaria. Dalla riprogrammazione sono disponibili 10,4 miliardi di euro, per cui anche la Regione Piemonte farà ricorso a questa misura per gestire l’alta formazione attraverso gli Istituti tecnici superiori (Its), che sono la prima esperienza italiana di offerta formativa terziaria professionalizzante secondo un sistema consolidato da alcuni anni anche in altri paesi europei. I fondi saranno utilizzati ache per potenziare i Centri per l’impiego.

L’assessore Chiorino ha poi spiegato come la Giunta, in questo momento dell’emergenza epidemiologica stia prestando attenzione alla rete degli interventi specifici per contrastare le povertà educative, per le disabilità e per le emergenze lavorative. Inoltre, con lo sblocco dei licenziamenti, saranno formate delle professionalità al fine di ricollocare i lavoratori in ambiti settoriali specifici, quali quelli ambientali, digitali, eccetera.

Durante i lavori si è anche fatto cenno ai venti milioni di euro, stanziati in precedenza, che sono stati utilizzati per la ristrutturazione delle sedi dei Centri per l’impiego, abbattendo le barriere architettoniche e investendo sulla transizione digitale.

Sono intervenuti per delucidazioni Monica Canalis (Pd), Francesca Frediani (M4o) e Silvio Magliano (Moderati). In particolare quest’ultimo, ha chiesto all’assessore oltre all’analisi programmatica, il dettaglio delle cifre stanziate.

 




Cassa integrazione: nel 2020 le buste paga alleggerite di 8,7 miliardi

8,7 miliardi di euro,al netto dell’IRPEF nazionale e delle addizionali regionali e comunali: è quanto manca nelle tasche dei dipendenti nell’anno 2020 che, a causa delCovid-19, sono stati in cassa integrazione. Va alla Lombardia il primato della maggior perdita delle retribuzioni nette, pari al 25,5% del totale nazionale (2,2 miliardi di euro), seguita dal Veneto dove i cassaintegrati perdono oltre 964 milioni di euro netti, dall’Emilia Romagna (840 milioni di euro netti) e dal Piemonte (745 milioni di euro netti).È quanto emerge da un’analisi condotta dal Servizio Lavoro, Coesione e Territorio della UIL che ha elaborato i dati Inps delle ore autorizzate di cassa integrazione salariale su cui sono state condotte le simulazioni.

Quanto incide questa perdita sulle singole retribuzioni mensili dei dipendenti? Tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di tredicesima e quattordicesima -spiega Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL-in due mesi le buste paga si sono alleggerite mediamente dal 9,6% al 39%, a seconda delle ore di cassa integrazione.A fronte di circa 4,3 miliardi di ore di cassa integrazioneautorizzate nell’anno 2020, numeri mai raggiunti in precedenza, i 7 milioni di beneficiarihanno perso, mediamente, 1.243 euro netti pro-capite annui.

Da una nostra simulazione, un dipendente in cassa integrazione per tre mesi a zero ore(con un reddito lordo annuo 20.980), tra riduzione dello stipendio e mancati ratei di tredicesima e quattordicesima, perderebbe 1.611 euro netti annui; con sei mesi di cassa integrazione, lo stesso dipendente subirebbe una riduzione pari a 3.229 euro netti annui, mentre con nove mesi di cassa integrazionela riduzione ammonterebbe a 4.898 euro netti annui; infine, con dodici mesila riduzione sarebbe pari a 6.611 euro annui.Pertanto, nella riforma più complessiva degli ammortizzatori sociali -sottolinea Ivana Veronese -che si sta discutendo in questomomento, oltre che della necessità di velocizzare e semplificare le procedure, occorre tenere ben presente il tema della revisione dei tetti massimi del sussidio della cassa integrazione e della loro rivalutazione, fissati oggi per Legge, a 998,18 euro lordi mensili per retribuzioni inferiori o pari a 2.159,48 e a 1.199,72 per retribuzioni superiori a 2.159,48 euro.

Per la UIL, oltre all’innalzamento dei massimali -incalza Ivana Veronese -la rivalutazione dei sussidi dovrebbe essere ancorata agli aumenti contrattuali e non soltanto al tasso di inflazione annua che, come noto, negli ultimi anni ha registrato indici molto vicini allo zero.




Imprese femminili, negativo il bilancio anagrafico evidenziato nel 2020

A fine dicembre 2020 le imprese femminili con sede in Piemonte ammontavano a 95.879 unità, in diminuzione rispetto alle 96.591 di fine 2019.

Le aziende in rosa rappresentano una fetta importante del tessuto imprenditoriale regionale, raggiungendo una quota del 22,5% delle imprese complessivamente registrate in Piemonte, operano prevalentemente nei settori del commercio, dell’agricoltura e dei servizi alla persona, nel 11,4% dei casi sono guidate da straniere, il 10,8% è amministrato da giovani imprenditrici: è questo l’identikit delle imprese femminili registrate in Piemonte.

Nel corso del 2020, il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi ha registrato la nascita di 5.339 imprese femminili, a fronte delle 6.065 che hanno, invece, cessato la propria attività (al netto delle cancellazioni d’ufficio): il saldo tra i due flussi è risultato, dunque, negativo per 726 unità, traducendosi in un tasso di crescita del -0,8%.

Sebbene il dato sia peggiore rispetto a quello del sistema imprenditoriale valutato nel suo complesso (-0,23%), l’imprenditoria femminile piemontese manifesta una maggiore vivacità, sia in termini di natalità (tasso del 5,5%, a fronte del 4,9% registrato per il totale delle imprese), che di mortalità (tasso del 6,3%, contro un 5,1%).

La dinamica mostrata dalla componente femminile del tessuto imprenditoriale piemontese appare, inoltre, in controtendenza rispetto a quanto osservato a livello complessivo nazionale (+0,1%).

 

“L’imprenditoria femminile riveste un ruolo fondamentale nell’economia del nostro territorio, mostrando una tenacia che sorprende da anni. – commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Unioncamere Piemonte -. Il Sistema camerale dedica un’attenzione particolare alle imprenditrici: presso le Camere di commercio piemontesi sono costituiti i CIF, Comitati provinciali per la promozione dell’imprenditoria femminile, che, in collaborazione con enti pubblici e privati, si occupano di sviluppo e qualificazione della presenza delle donne nel mondo dell’imprenditoria, promuovendo azioni per il miglioramento dell’accesso al credito per le imprese femminili, attività di formazione e indagini conoscitive per analizzare le dinamiche che caratterizzano il legame donna-impresa. Sostenere e incentivare l’imprenditorialità in rosa, oltre che essere necessario per una questione di pari opportunità, rappresenterà anche un volano di crescita economica per la nostra regione e il nostro Paese”.

Circa un quarto delle 95.879 imprese guidate da donne svolge la propria attività nel commercio, seguito, a distanza ragguardevole, dalle attività dell’agricoltura, che concentrano il 13,6% delle realtà imprenditoriali, e dalle altre attività dei servizi, in cui trovano spazio le attività dei servizi alla persona, che convogliano il 12,0% delle aziende. Quote significative di imprese femminili operano, inoltre, nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (10,0%) e in quelle immobiliari (7,8%).

Valutando l’incidenza delle imprese femminili sul totale delle registrate per settore, si segnala l’importante specializzazione femminile delle altre attività dei servizi (oltre il 58,1% delle imprese è amministrato da donne), delle attività di alloggio e ristorazione e di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (in entrambi i comparti oltre tre imprese su dieci sono femminili).

Analizzando la dinamica espressa dalle imprese “in rosa” nel corso nel 2020 emerge come a fronte di una flessione complessiva di lieve entità esistano rilevanti differenze settoriali.

Le imprese femminili hanno subito una consistente contrazione nel comparto agricolo (-2,5%), nel commercio (-2,1%) e un calo più contenuto nell’industria manifatturiera (-1,1%). Stabile l’andamento evidenziato dalle imprese in rosa delle altre attività di servizi (+0,4%) e del turismo (+0,5%). In lieve crescita il dato delle attività immobiliari (+0,7%) del Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (+1,0%). Il ritmo espansivo assume maggior intensità nel comparto delle costruzioni (+2,1%), nelle attività professionali scientifiche e tecniche (+2,2%) e soprattutto nelle attività finanziarie e assicurative (+5,1%).

 

L’analisi per forma giuridica assunta dalle imprese femminili piemontesi segnala, rispetto al sistema imprenditoriale nel suo complesso, una maggiore concentrazione di ditte individuali, che rappresentano il 66,5% delle realtà guidate da donne, a fronte di una quota del 56,2% osservata a livello complessivo regionale. Il 17,6% delle aziende “in rosa” si è costituito nella forma di società di persone (contro il 22,1% per il totale delle imprese), il 14,2% è una società di capitale (contro un 19,4% complessivo); solo l’1,8% delle imprese femminili, infine, assume forme giuridiche diverse dalle precedenti.

 

Si rileva, anche per l’imprenditoria femminile piemontese, la tendenza al progressivo rafforzamento strutturale: nel 2020, infatti, la dinamica migliore spetta alle società di capitale, che registrano un tasso di crescita del 2,4%. Le società di persone scontano il risultato peggiore (-3,2%), le imprese individuali mostrano una lieve flessione (-0,8%), mentre le altre forme rivelano un tasso di sviluppo sostanzialmente piatto (+0,1%).

L’analisi territoriale rivela come la componente femminile assuma una rilevanza maggiore nei sistemi imprenditoriali di Alessandria (23,3%) e Asti (23,0%). A Novara e Verbania le imprese femminili rappresentano il 22,9% delle imprese provinciali, mentre a Cuneo e Vercelli l’incidenza delle imprese “in rosa” si attesta al 22,6%. A Torino (22,3%) e Biella (20,6%), infine, si rileva una presenza femminile inferiore alla media regionale.

Quanto alla dinamica esibita nel corso del 2020, si evidenziano variazioni negative per tutte le province. I dati più critici riguardano Vercelli (-2,1%), seguita da Alessandria, Cuneo e Verbania, tutte e tre con un tasso del -1,3%. Biella segna un calo del 1,1%. Orientato alla stazionarietà appare, invece, il risultato delle imprese in rosa di Asti (-0,5%), Novara (-0,5%) e Torino (-0,4%).

 

 




Torino.  Amministrare e comunicare con rispetto Iscrizioni aperte per la formazione di 25 giovani

Imparare ad amministrare e comunicare con rispetto è un obiettivo ambizioso contenuto nel progetto di formazione che Città metropolitana di Torino ha studiato creando un corso rivolto a giovani amministratori e giovani della società civile per aiutarli a focalizzare il loro impegno sugli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Sessanta le ore di impegno totali, sia online che in presenza (covid permettendo) con dieci webinar a partire da sabato 10 aprile per concludersi con un summer camp di tre giorni dal 16 al 18 luglio prossimi.

Il corso di formazione è gratuito, è stato infatti candidato con successo al secondo bando aperto da Regione Piemonte sul tema “Partecipazione dei giovani alla vita sociale e politica dei territori” dalla Città metropolitana di Torino (capofila) insieme ai Comuni di Avigliana, Rivalta, Lanzo, Vigone, Villar Pellice e Volvera – tutti rappresentativi di contratti di fiume e di lago – e la collaborazione di Anci Piemonte, Uncem Piemonte e Anpci.

I posti sono limitati, le candidature sono aperte fino all’8 marzo inviando manifestazione di interesse

Il percorso formativo si rivolge ad un gruppo di 25 giovani del territorio, prioritariamente metropolitano ma anche regionale, composto sia da amministratori e amministratici under 35 sia da cittadini e cittadine che vogliano approfondire e confrontarsi sugli obiettivi dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile.

Andrea Vico, divulgatore e giornalista scientifico, accompagnerà il gruppo durante l’intero percorso: gli incontri online saranno incentrati sulla descrizione degli obiettivi dell’Agenda 2030 e sulla loro declinazione sul territorio locale, in termini di politiche e azioni concrete da mettere in atto, con l’aiuto di esperti.

I candidati prescelti dovranno sottoscrivere un patto formativo con l’impegno a frequentare almeno il 75% delle ore.

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Piemonte, oltre 15mila tirocini interrotti dal Covid

In Piemonte oltre 15mila tirocini sono stati sospesi o interrotti, tra marzo e maggio, causa Coronavirus. E migliaia di stagisti hanno sofferto le conseguenze di queste sospensioni e interruzioni, perdendo la loro fonte di reddito – l’indennità mensile – insieme alla possibilità di proseguire il proprio percorso formativo. Un gruppo di ragazzi, riuniti nel gruppo “Stagisti in sospeso”, sono stati auditi dalla Terza commissione, presieduta da Claudio Leone.

Prima della pandemia in Piemonte, gli stagisti erano circa 33mila, la metà dei quali ha poi visto l’interruzione del rapporto.

“La possibilità di lavorare in ‘smart- internshipping’ non è stata resa operativa al momento in nessuno dei nostri casi e per alcuni di noi non sarebbe comunque applicabile. Oggi siamo a casa in attesa di poter riprendere i tirocini presso le aziende. Contestualmente alla sospensione del nostro tirocinio, come previsto dalla normativa, anche le indennità sono state sospese. Desideriamo, più di ogni altra cosa, di poter tornare a dare un contributo in presenza o in modalità smart” ha spiegato Chiara Collarà.

“È importante chiarire le tempistiche di ripresa dei tirocini, comunicando con chiarezza quando gli stessi, sia curricolari sia extracurricolari, sospesi causa Coronavirus, potranno riprendere e a quali condizioni” ha sottolineato Edoardo Morana.

I due auditi hanno poi espressamente richiesto un sostegno economico da parte della Regione Piemonte agli stagisti che si sono visti interrompere o sospendere il tirocinio causa Coronavirus e per i quali non è stato possibile proseguire da casa. La maggior parte dei tirocini e relativi rimborsi è stata sospesa a marzo, la proposta è che il sussidio, un bonus di 800 euro una tantum, debba essere garantito per tutti coloro che stessero svolgendo un tirocinio con indennità di durata superiore alle 160 ore (un mese), indipendentemente dalla natura curricolare o extracurricolare del tirocinio. Su questo punto, sono state citate le iniziative già intraprese in merito da altre regioni quali Emilia Romagna, Toscana e Lazio.

Per chiedere delucidazioni sono intervenuti i consiglieri Monica Canalis Alberto Avetta (Pd), Marco Grimaldi (Luv) e Valter Marin (Lega).




Flc cgil-Cisl-Uil scuola: “I più deboli non siano gli ultimi”

Da tempo in ogni occasione di incontri istituzionale e ancora in ultimo il 16 dicembre scorso con una lettera all’ USR Piemonte, FLC CGIL – CISL SCUOLA e UIL SCUOLA PIEMONTE segnalano i ritardi nei pagamenti degli stipendi del personale precario della scuola e di quello dei c.d. “contratti Covid”.

Siamo arrivati al 20 gennaio e purtroppo decine di persone, che sono state chiamate per supplenze sui posti Docenti e ATA con contratto “covid”, non hanno ricevuto lo stipendio persino dal mese di settembre.

Questi lavoratori stanno vivendo una situazione davvero difficile e in qualche caso drammatica.

E’ un fatto di notevole gravità che lo Stato come datore di lavoro si mostri a questo modo inadempiente verso categorie fragili.

Vi sono famiglie messe allo stremo delle loro condizioni economiche, lavoratrici e lavoratori che con grandi sacrifici si sono trasferiti qui con spese a carico per riuscire ad avere un lavoro se pur temporaneo e che non stanno percependo alcuna retribuzione per il lavoro svolto.

Non si può non convenire insieme che siamo davanti a una situazione inverosimile, insostenibile e intollerabile.

Una situazione che non può non trovare una soluzione nei prossimi giorni.

Pertanto i SEGRETARI GENERALI dei SINDACATI SCUOLA di CGIL, CISL e UIL, nel denunciare ancora una volta questa inaccettabile situazione, chiedono l’interessamento e l’intervento di tutti i rappresentanti delle Istituzioni del Piemonte affinché nei modi più idonei si possa giungere a una soluzione a breve di questa dolorosa situazione e sia data garanzia che la previsione di un’ulteriore emissione speciale per il 25 gennaio sia risolutiva per tutti gli interessati e pongano le basi affinché tali situazioni non abbiano più a ripetersi.

 




Torino. Lo smart work per il settore elettrico ai tempi della pandemia

L’emergenza sanitaria ha imposto alle imprese nuove modalità di lavoro da casa, per altro impiegato per periodi prolungati di tempo. Ma il cosiddetto smar work, o lavoro agile, non è una modalità lavorativa del tutto nuova, anche se prima del Covid era in Italia ancora poco applicata.

Oggi, come sono cambiate le logiche del ricorso allo smart work nel nostro Paese? Il Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino ha condotto per Utilitalia,Elettricità Futura e Terna una delle prime ricerche basate su casi di studio, con l’obiettivo di illustrare come la pandemia e i relativi lockdown abbiano cambiato le logiche di ricorso allo smart work.

Con un focus sulle interdipendenze tra organizzazione del lavoro e ruolo delle tecnologie digitali nel favorire comunicazione e collaborazione tra le persone, la ricerca evidenzia diverse implicazioni collegate all’evoluzione dello smart work da strumento di welfare a “nuova normalità” per i lavori di ufficio. “Le evidenze raccolte nel settore elettrico per questo studio possono essere generalizzate a tutti i settori dei servizi e, ancora più in generale, nei lavori di ufficio”, ha dichiarato Paolo Neirotti, docente del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione e responsabile scientifico della ricerca.

Nello specifico, la ricerca ha evidenziato che prima della pandemia lo smart work riguardava in generale un solo giorno a settimana in cui veniva concentrato il lavoro di tipo individuale e tendeva a coinvolgere ruoli dove il risultato del lavoro è più facilmente misurabile e non incide particolarmente sulla prestazione complessiva dell’impresa. Il professor Neirotti sottolinea invece come, anche al di fuori dei periodi di lockdown, nel 2020 lo smart work sia stato allargato alla quasi totalità dei lavori di ufficio e all’intera settimana lavorativa. Questa normalizzazione dello smart work richiede un generale snellimento dell’impianto normativo che regola in Italia l’adozione di questa modalità di lavoro e sta portando le imprese a rivedere i sistemi di controllo dei risultati, le competenze di leadership del middle management, oltre che l’insieme delle competenze soft, delle norme sociali e del sistema dei valori che regolano il lavoro delle persone.

In generale, il management e le Relazioni Industriali sono chiamate ad affrontare tre tipi di sfide che hanno implicazioni sistemiche per le politiche del lavoro in Italia. In primo luogo, è necessario rivedere il sistema di controllo del lavoro, sfida che è collegata alla revisione dei sistemi di remunerazione delle persone e alle modalità con cui queste sono regolate nei contratti collettivi nazionali. Il controllo del lavoro si deve infatti spostare dalla quantità di tempo lavorato ai risultati conseguiti.

C’è poi il tema della gestione del rischio di isolamento, nel momento in cui le persone lavorano da remoto e sono distribuite e quasi “esiliate” nelle loro abitazioni. Occorrono nuovi approcci alla condivisione della conoscenza necessaria per gestire i processi di lavoro, ma anche per far crescere le persone sul posto di lavoro e fornire loro equità nei sistemi di controllo e valutazione.

Il terzo aspetto riguarda l’utilizzo dei diversi strumenti digitali per costruire nuove pratiche di collaborazione, comunicazione e condivisione di esperienze.

Questi aspetti mettono in luce come il ricorso allo smart work generalizzato iniziato con la pandemia possa avviare, se non amplificare, il divario legato a quanto imprese e persone sono pronte da un punto di vista tecnologico e di organizzazione del lavoro a impostare parte della settimana lavorativa da remoto senza che le tecnologie digitali producano particolari disagi e svantaggi.




Torino. Sospeso lo stato di agitazione di lavoratrici e lavoratori dopo il tavolo di confronto in Prefettura

Si è concluso ieri il primo tavolo di confronto in Prefettura con il Comune di Torino e le Agenzie per il Lavoro interessate (Tempor; GiGroup), che ha portato alla sospensione dello stato di agitazione di lavoratrici e lavoratori in somministrazione che operano nei Servizi del Comune di Torino.

Nell’attesa che entro le prossime due settimane venga convocato un tavolo tecnico tra le Parti, è stata concordata la sospensione di apertura di nuove selezioni per la sostituzione di personale che abbia maturato 36 mesi di contratto, finalizzata al comune obiettivo di garantire continuità dei servizi pubblici, continuità occupazionale e riconoscimento delle professionalità maturate.

Infatti, dopo una disamina della disciplina normativa e contrattuale che regola la somministrazione a termine nelle pubbliche amministrazioni (sostenuta anche dalle Agenzie per il Lavoro con riferimento alla loro esperienza nelle diverse PP.AA., nel rispetto di quanto previsto non solo dalla disciplina nazionale sulla somministrazione ma anche comunitaria), è stato condiviso che non esistono giuridicamente motivi ostativi ai rinnovi contrattuali oltre i 36 mesi.

A tal proposito le Parti hanno condiviso che il tavolo tecnico sia strumento utile alla definizione di possibili accordi sindacali, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente e nel solco degli strumenti che la disciplina normativa e contrattuale mette a disposizione delle Parti stesse.

Sindacati e Agenzie per il lavoro hanno quindi suggerito possibili percorsi che attendono di poter essere approfonditi con il Comune di Torino.

E’ stato anche condiviso che tale percorso non osta al sollecito che il Comune invierà all’Aran per avere risposta al parere richiesto a giugno.

Confermato positivamente il passaggio alla Agenzia Tempor delle lavoratrici e dei lavoratori in somministrazione con contratto in scadenza al 31 dicembre 2020, secondo disciplina contrattuale.

Il confronto evidenzia che esistono gli strumenti normativi e contrattuali per poter andare oltre i tecnicismi: Nidil Cgil – Felsa Cisl – Uiltemp Uil si augurano che la valutazione e la decisione politica siano quelle di miglior favore per lavoratrici e lavoratori, per il servizio pubblico e per la cittadinanza, per arrivare all’apertura del tavolo tra le Parti già nei prossimi giorni.




In Piemonte arriva lo sportello intelligente

Uno sportello intelligente grazie al quale cittadini e aziende possono prenotare un appuntamento ed effettuare una call via web con l’operatore dell’ente. Si chiama VIDE, Your Virtual Desk, un sistema di sportello virtuale che l’Agenzia Piemonte Lavoro sta attivando nei Centri per l’impiego con il supporto tecnico del CSI.

La sperimentazione partirà negli uffici di Asti, Chivasso, Novara e Omegna, per poi essere estesa a tutti i Centri per l’impiego presenti sul territorio piemontese, per un totale di più di 30 Centri.

Tanti i vantaggi di questo sistema, soprattutto in questo momento di emergenza sanitaria. L’utente attraverso un pc, un tablet o uno smartphone ottiene un appuntamento, si collega al sistema di videoconferenza nella data e ora concordata ed interagisce in diretta con l’impiegato, in totale sicurezza e distanziamento sociale, usufruendo pienamente del servizio di cui necessita senza dover andare fisicamente presso l’ente.
L’appuntamento virtuale rende infatti possibile la condivisione e lo scambio di documenti con l’operatore, fruendo dei classici sistemi di conference, quali start e stop di microfono e webcam, condivisione del desktop, scambio di file e chat.

Dal canto suo, il Centro per l’impiego ha un back office dedicato che gli permette di fruire di tutte le funzionalità di configurazione dei suoi sportelli, con descrizioni, slot temporali, chiusure. Tramite VIDE l’operatore di sportello gestisce le call con gli utenti avviandole e chiudendole a seconda delle necessità e delle regole definite dall’ente.
Dal punto di vista tecnico il prodotto è open source, basato sulla piattaforma Jitsi ed erogato in logica as-a-service.

“L’avvio della sperimentazione di uno sportello virtuale per usufruire dei servizi, prima negli uffici di quattro Centri per l’impiego e in seguito in tutte le altre sedi piemontesi – spiega Federica Deyme, Direttrice Agenzia Piemonte Lavoro – rientra nell’attività di miglioramento e potenziamento dei sistemi informativi e degli strumenti informatici che stiamo perseguendo con sempre maggiore impegno date le contingenze. L’obiettivo di Agenzia Piemonte Lavoro è promuovere le tecnologie di avanguardia per migliorare la comunicazione con i cittadini e le imprese; grazie alla tecnologia sarà possibile una condivisione ed un aggiornamento delle informazioni sempre più efficiente. E in questa ottica è nata e proseguirà la collaborazione con il CSI”.

“Tutti ci siamo resi conto – ha sottolineato Pietro Pacini, Direttore Generale del CSI – quanto il digitale soprattutto in questo momento ci renda più semplici e veloci tante attività e impegni. Questo progetto è particolarmente significativo perché offre al cittadino e al professionista la possibilità di interagire con l’operatore in tutta sicurezza, ottenendo così un servizio senza recarsi fisicamente allo sportello. Credo che questa tipologia di iniziative vada potenziata e il CSI sempre di più si impegnerà in progetti innovativi per supportare la Pubblica Amministrazione a rispondere ai bisogni e alle esigenze dei cittadini”.